Se la gioca alle urne da solista la Lombardia, come ai vecchi tempi, senza essere accompagnata per mano dalle Politiche o dalle Amministrative. E (anche) questo contribuisce a fare salire l’asticella dell’alta tensione degli aspiranti governatori. Per non parlare dell’ansia da prestazione dei vertici di partito, strattonati dalle aspettative dei candidati in lista, (quasi) tutti equamente innervositi dal countdown inesorabile che segna meno sei giorni al verdetto delle urne: dopo il voto che si consumerà domenica 12 e lunedì 13, tutti sapranno infatti se siederanno oppure no nell’Aula regionale che verrà.
Ma a fare fibrillare il clima politico è soprattutto «lui»: il fattore A. Che lo si voglia guardare come astensione o come affluenza poco importa: è questo il valore più incerto (e insieme lo spauracchio che più terrorizza i candidati) di queste elezioni regionali. Anche perché le percentuali delle proiezioni, da un lato, e l’andamento degli ultimi anni, dall’altro, non lasciano certo dormire sonni tranquilli. A nessuna delle compagini.



