Quarantene e isolamenti: 35mila bresciani in «lockdown di fatto»

Oggi il Cts potrebbe ridurre i giorni per i contatti stretti vaccinati di casi Covid positivi
Chiusi in casa. Ben 35mila bresciani non possono lasciare l’abitazione
Chiusi in casa. Ben 35mila bresciani non possono lasciare l’abitazione
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Sono 35mila i bresciani che attualmente vivono in una sorta di «lockdown di fatto». Sono coloro che si trovano in isolamento in quanto positivi al Covid (circa 9.500) o in quarantena in quanto contatti stretti di persone positive. In comune hanno il fatto di non poter uscire dalle mura domestiche. E sono sempre di più, anche a causa della famigerata variante Omicron.

La situazione è simile un po’ in tutto il Paese, dove in tantissimi sono costretti a rimanere chiusi nelle proprie abitazioni. Il numero dei casi è talmente elevato che il Comitato tecnico scientifico sta valutando di ridurre ulteriormente i giorni di quarantena per i vaccinati: attualmente devono fare sette giorni contro i dieci di coloro che non hanno completato il ciclo da almeno due settimane. La riunione del Cts è prevista per oggi: «Abbiamo la necessità di avere una sollecita e precisa indicazione sul tema da parte degli scienziati», osserva il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che come altri colleghi governatori teme un blocco generalizzato. In particolare, aggiunge, «è necessaria una riflessione sulla riduzione della quarantena per chi è vaccinato con tre dosi, dato che è più difficile che coloro che hanno fatto la terza dose si contagino».

I numeri di Ats Brescia

Sul tema interviene anche il direttore generale dell’Ats di Brescia, Claudio Sileo, che fotografa la situazione: «Al momento l’isolamento dura per tutti, vaccinati e non vaccinati, dieci giorni. Alle quarantene sono invece sottoposti i cosiddetti contatti stretti. Normalmente vengono segnalate due o tre persone per ogni caso positivo: per esempio, in una giornata con 800 nuovi contagi si potrebbero generare 1.500-1.600 contatti stretti. Questi ultimi, se vaccinati, potrebbero beneficiare dell’eventuale accorciamento del periodo di quarantena. Attendiamo la decisione che arriverà nelle prossime ore».

Decisione che è, tuttavia, «da ponderare bene»: «I vaccinati, soprattutto coloro che hanno già ricevuto la terza dose, hanno sicuramente una maggiore capacità di combattere il virus, e quindi la loro contagiosità è sicuramente molto ridotta. C’è quindi un razionale scientifico che può giustificare un accorciamento della quarantena per loro. Non dimentichiamoci però che anche il vaccinato positivo è un soggetto che può essere contagioso. Se la sua quarantena fosse portata da sette a cinque giorni, potrebbe essere importante mantenere almeno il tampone di controllo finale. Toglierlo sarebbe un rischio, vista la grande diffusione della variante Omicron».

Il nodo tamponi

A proposito di tamponi, e in particolare delle lunghe code alla Fiera, Sileo rileva che «la situazione è esacerbata in primis da numero molto alto di positivi nelle ultime settimane, in secondo luogo dal periodo delle vacanze che comporta spostamenti e ricongiungimenti: anche questo ha indotto una richiesta maggiore. Ci sono poi i tamponi di fine isolamento e di fine quarantena. E pure quelli legati al mondo della scuola».

Che fare allora? «La Regione sta prendendo provvedimenti, modificando alcuni aspetti organizzativi. Noi sul nostro territorio cerchiamo di dare la massima priorità ai sintomatici. Subito dopo vengono coloro che hanno contatti con i casi positivi. Coloro che fanno il tampone per motivi di altra natura devono pazientare un po’ di più».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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