Mancano due settimane alla fine della campagna elettorale più anomala della storia repubblicana e forse è una fortuna. È incredibile come il dibattito pubblico sia stato dominato da temi quasi esogeni alla sfida tra i partiti. Lo è stato fino ad oggi e forse lo sarà forse oltre il 25 settembre. Il tema dei rincari delle bollette tocca tutte le famiglie italiane, tutti gli elettori, e discende dalla crisi energetica che va affrontata a livello europeo; ma questa crisi a sua volta discende dalle tensioni internazionali deflagrate all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina e alla sempre più evidente contrapposizione tra le democrazie occidentali e le autocrazie.
Campagna elettorale narcotizzata: i rischi
È evidente che di fronte ad uno scenario così complesso con implicazioni globali, l’azione dei candidati al Parlamento, ma anche quella degli stessi leader dei vari partiti è completamente vincolata. La campagna elettorale in definitiva è quasi narcotizzata dalla complessità del momento e non lascia il segno: l’impressione è che l’elettore che deciderà di recarsi alle urne lo farà quasi come riflesso condizionato, forse per abitudine o per fede. Il rischio evidentemente è un aumento dell’astensionismo e un ulteriore distacco dalla politica che produrrà sempre crescenti recriminazioni nei confronti dei governanti che dal giorno dopo il voto saranno di nuovo additati come troppo lontani dal popolo o come casta.




