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Brescia e Hinterland

IL PROCESSO

Omicidio Viktoriia, perizia per l'ex: si cerca «gene guerriero»


Brescia e Hinterland
7 set 2021, 20:23
VIKTORIIA, APERTO IL PROCESSO

Quattro secondi annullano il silenzio di mesi. Tanto ha impiegato il 60enne kosovaro Kadrus Berisa, per ammettere di aver ucciso l’ex compagna Viktoriia Vovkotrub, la donna di origini ucraine morta a novembre scorso e poi seppellita nella bocciofila abbandonata in via divisione Acqui a Brescia. L’uomo aveva fatto ritrovare il cadavere dieci giorni dopo il delitto, ma mai aveva confessato.

L’ammissione è arrivata in apertura del processo, con una dichiarazione spontanea, davanti alla Corte d’Assise. I suoi legali, gli avvocati Alessandro Bertoli e Mauro Bresciani, hanno chiesto e ottenuto una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e volere al momento del fatto attraverso le neuroscienze. «Studiare il cervello, capire se ha un deficit genetico e analizzare le aree cerebrali» sono state le richieste della difesa. L’esame partirà dal prelievo del Dna per sequenziare il profilo genetico e capire se è presente la mutazione del «gene guerriero», un gene che con la proteina monoammino-ossidasi A spinge una persona all’aggressività. La Corte ha ammesso la perizia e nella prossima udienza del 24 novembre sarà conferito l’incarico al professor Giuseppe Sartori.

Kadrus Berisa è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, occultamento di cadavere, stalking e maltrattamenti. «Ti colpisco alla testa e non sul corpo così nessuno ti vede quando vai al lavoro» è una delle minacce riportate nel capo di imputazione. Sarebbe arrivato, nel 2019 durante un litigio, anche a «tagliare le vene alla donna all’altezza dei polso sinistro con il vetro di una bottiglia, provocando la lesione completa del tendine». E quando Viktoriia lo aveva lasciato iniziando una relazione, disse al bar facendosi sentire dai presenti: «O torni con me o cambi città. Qualche giorno te la faccio pagare. A te e a lui. Sono io che lascio le donne e non le donne che lasciano me».

 

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