Musil: si apre nel 2024, ma ci sarà «un’anteprima»
Di inaugurarlo nel 2023 - anno che incorona Brescia e Bergamo capitali della cultura - non se ne parla. Ma (e qui sta semmai la novità) in quell’anno inizierà di certo a «farsi pubblicità». Svelando qualche pezzo forte, incuriosendo con qualche allestimento e proiezione e, perché no, probabilmente anche «mettendo in mostra» il cantiere in corso e la sua storia. Il Musil del 2024 andrà in scena con quasi sedici anni di ritardo rispetto alla sua ideazione. Ma non per questo nascerà già «vecchio». Ad aggiornarlo sono le nuove idee per l’allestimento. Qualche esempio? Più di uno.
Quando si varcherà la soglia sarà come entrare in una vecchia fabbrica, uno spazio industriale di inizio Novecento con tutti i crismi: un cammino che partirà da Brescia, insieme emblema e città simbolo del lavoro e dell’industrializzazione, per raccontare l’Italia. Il tutto attraverso un percorso che vede sì al centro la storia e l'intreccio locali, ma ai quali - attraverso un piano sequenza che si allarga e si arricchisce - si aggiunge il racconto della società dei consumi e, quindi, dell’Italia del boom economico. Eccola, l’architettura culturale attorno alla quale sarà costruito il «nuovo Museo dell’industria e del lavoro pensato all’interno del Comparto Milano, nell’ex Tempini.
Ci ha pensato la riunione della Commissione cultura, andata in scena in videoconferenza ieri e moderata dalla presidente Giovanna Foresti, a tirare le somme sugli ultimi sviluppi di un «telefilm» lunghissimo, i cui primi atti si sono consummati nel 2005, quando Comune di Brescia e di Cedegolo, Regione, Provincia, Comunità montana della Valcamonica, Università di Brescia, Asm (oggi A2A) e le Fondazioni civiltà bresciana, Micheletti e Musil siglarono l’Accordo di programma per dare vita a questo progetto. Un disegno tribolato, impigliato per anni nella bonifica dei terreni, poi nel calo di entusiasmo verso l’idea originaria e infine ripensato in formato ridotto: la sede centrale occuperà infatti 8mila metri quadrati. Le ragioni di questo ritardo sulla tabella di marcia (l’assessore alla Cultura, Laura Castelletti, non lo ha nascosto: «Inizialmente l’idea di fare coincidere l’inaugurazione con il 2023 c’era, ma sono cambiate le condizioni») sono cosa nota: oltre ai ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che hanno tenuto il cantiere in ostaggio per più di un anno, Basileus, la società che avrebbe dovuto creare il contenitore per poi consegnarlo alla Loggia, si è infatti «sfilata». Subentrerà dunque direttamente il Comune, che punta sulla riscossione della fideiussione da 12 milioni di euro. Spiega il sindaco Emilio Del Bono: «L’Accordo di programma sarà aggiornato, sia alla luce dell’ingresso di Confindustria Brescia, sia conclamando che il polo sarà di 8mila mq e stabilendo, di conseguenza, le quote di gestione che ciascun attore dovrà versare». L’obiettivo, sul fronte dei tempi, è di fare viaggiare insieme tutta la partita amministrativa (e, dunque, la stesura e la firma dell’Accordo, la progettazione dell’allestimento e l’iter di riscossione della fideiussione, l’aspetto più lungo e intricato) così da riuscire ad aprire le porte dell’Eugenio Battisti nel 2024.Guardando ai costi, oltre ai 12 milioni per dare vita alla struttura, un primo preventivo relativo al «concept» lo ha fornito la Fondazione: 4,3 milioni di euro, una cifra che non si discosta da quanto già immaginato in precedenza. «Ci sarà attenzione anche alla contemporaneità - sottolinea René Capovin -, come pure alla vetrina delle esposizioni. Puntiamo a un polo aperto a più pubblici»: per questo conterrà uno spazio eventi, laboratori, area co-working, vetrina dell’innovazione. «Uno dei punti caratteristici - prosegue il direttore della Fondazione Musil - sarà creare delle sezioni importanti non legate solo alla storia bresciana. Uno dei fiori all’occhiello sarà, ad esempio, il patrimonio della ditta milanese che ha inventato il Carosello. Quest’idea, quella di un racconto non solo bresciano, servirà per attrarre una platea più ampia di visitatori». Quanto costerà gestirlo? Un’ipotesi di business plan esiste: il costo annuale del sistema nel suo complesso ammonta a un milione di euro: «La metà si coprirebbe con una corretta gestione del Museo tra biglietti, occupazione degli spazi e sponsor - precisa il sindaco - il che significa che ci sarà un costo vivo tra i 400 e i 500mila euro da ripartire tra i firmatari dell’Accordo» (per il capoluogo si ipotizzano 100mila euro l’anno).
Mentre Melania Gastaldi (Lega) rilancia l’idea di allestire in quell’area il Museo di scienze «così da rendere la zona più attrattiva e da catalizzare un flusso di visitatori maggiori» e bolla la mancata inaugurazione del 2023 come «uno smacco». Roberto Omodei (Pd) vede il ritardo come un’occasione: «Non mi spaventa che non si aprano le porte nel 2023 - ribatte -. Anzi: si può rilanciare da Brescia capitale a Brescia della cultura, immaginando una serie di iniziative, come la distribuzione di biglietti scontati per visitare il Musil l’anno successivo ai turisti che pernottano nella nostra città». Infine la sollecitazione di Monica Rovetta (Pd), che lancia l’idea di «considerare anche il tema del lavoro che non c’è, specie sulla scia del vuoto lasciato dal Covid», oltre che «una serie di installazioni in Castello». Il dibattito è insomma aperto. E l’autunno dovrebbe consegnare qualche certezza in più.
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