Brescia e Hinterland

Maccabiani: «Il referendum nasce da una proposta a 5 Stelle»

Il consigliere regionale M5s: «Il progetto iniziale della Lega Nord era inattuabile perché incostituzionale»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Vicedirettore

Consigliere M5S. Giampietro Maccabiani è il consigliere bresciano nel Movimento 5 Stelle
Consigliere M5S. Giampietro Maccabiani è il consigliere bresciano nel Movimento 5 Stelle

Il referendum lombardo sull’autonomia ha una radice a 5 Stelle, come racconta il consigliere regionale bresciano Giampietro Maccabiani, che lancia il suo appello ai cittadini a recarsi alle urne per aprire un dibattito serio sull’autonomia dopo 20 anni persi in annunci. Maccabiani può ricostruire la genesi di questo referendum che il governatore Maroni ha fatto suo. Nell’aprile 2014 la Lega e la lista Maroni hanno presentato la proposta di un referendum per chiedere ai cittadini se erano favore di far diventare la Lombardia una regione a statuto speciale. Si trattava di un quesito dagli esiti irrealizzabili perché la richiesta in sé è incostituzionale.

Nel dicembre 2014 è stato il Movimento 5 Stelle a proporre una legge per indire un referendum in cui si chiede ai cittadini se vogliono chiedere maggiore autonomia come previsto dall’articolo 116 della Costituzione rispetto alle materie concorrenti tra Stato e Regioni come previsto nell’articolo 117. Il consiglio regionale ha poi approvato questa proposta contestualmente ad un’altra nostra proposta di legge sul voto elettronico.

Quindi i veri autonomisti siete voi e non la Lega? Come gruppo consiliare del M5S pensiamo che la nostra Regione potrebbe trarre giovamento da una maggiore autonomia in alcuni ambiti come l’ambiente, la ricerca, il lavoro, l’istruzione. Sia chiaro una maggiore autonomia non c’entra nulla con il residuo fiscale che non è oggetto di questo referendum. Il punto non è una maggiore quantità di risorse in Regione, ma l’autonomia nella gestione di queste nelle materie che saranno trattare con lo Stato. In questi anni avete contestato la gestione delle risorse da parte dell’attuale maggioranza.

La vittoria del sì al referendum e un’eventuale trattativa positiva con lo Stato non rischia di trasformarsi in un boomerang se poi sarà la stessa maggioranza che osteggiate a gestire i soldi? Se la mettiamo in questi termini allora i soldi non li farei gestire né al governo né alla Regione. Ma in questo caso non ne facciamo una questione politica piuttosto il nostro è un ragionamento di principio, per cui siamo favorevoli ad una maggiore autonomia regionale. Aggiungo che da oltre 20 anni l’autonomia è stato il cavallo di battaglia del governo regionale di centrodestra e che i lombardi sono stati presi in giro. C’è chi sostiene che con il referendum Maroni si stia tirando la volata per il voto regionale.

Lei cosa ne pensa? Certo, c’è chi usa il referendum come un rimorchio strumentale, ma ripeto, sono gli stessi che per 20 anni hanno promesso l’autonomia e hanno aspettato due anni dall’approvazione della legge in Consiglio regionale prima di convocare il referendum.

Cosa risponde a chi dice che 50 milioni di euro per un referendum è uno spreco? Replico che coinvolgere i cittadini ad esprimersi non ha un prezzo. Noi come M5S crediamo nella formula del referendum ed è per questo che vediamo l’appuntamento del 22 ottobre come un grande momento di partecipazione. Non dobbiamo perdere di vista la bellezza di questo referendum consultivo che riguarda un argomento trasversale: tutti potranno esprimere il loro parere. Certo poi l’esito avrà ricadute politiche, ma per noi il fatto stesso di coinvolgere i lombardi è positivo. C’è chi dice che la trattativa sul regionalismo differenziato si poteva fare come l’Emilia Romagna senza un referendum. Cosa replica? Hanno aperto la trattativa adesso. L’Emilia Romagna è guidata dal centrosinistra come il governo, sembra quasi che la cosa sia stata fatta esclusivamente per dimostrare che non c’era bisogno di un referendum.

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