L’emozione di vedere quell'ago nel braccio, senza paura

Agli ambulatori di via Morelli a Brescia la mattinata speciale di un volontario soccorritore, che ha ricevuto la prima dose di vaccino
Un uomo riceve il vaccino contro il Covid-19 - Foto Epa/Ansa/Wael Hamzeh
Un uomo riceve il vaccino contro il Covid-19 - Foto Epa/Ansa/Wael Hamzeh
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Stavolta l’ho guardato. Non come quando da bambino l’infermiera minacciò addirittura di chiamare i carabinieri per convincermi a darle il braccio. Non come ho poi sempre fatto, anche diventato adulto, per ogni prelievo di sangue: occhi rivolti verso il soffitto. Non come lo scorso autunno per l’antinfluenzale, quando scrutavo il pavimento. Stavolta no, l’ago l’ho guardato, l’ho fissato senza paura, l’ho osservato mentre mi bucava il braccio e nel momento in cui è stato estratto.

Avrei voluto anche dirgli grazie, ma mi è sembrato più corretto farlo con la dottoressa e l’infermiera che in pochi minuti nell’ambulatorio di via Morelli ieri mattina mi hanno vaccinato contro il Covid-19. Sì, quel momento lo aspettavo da tempo. Senza rivendicare prelazioni o precedenze, ci mancherebbe, da volontario della Croce Bianca ero in attesa di una convocazione in virtù del piano regionale che aveva inserito i soccorritori tra le categorie «privilegiate». E come un privilegio ho vissuto quei momenti, per la gioia di tagliare un traguardo che significa rinascita per tutti.

Come tutti me lo ricordo bene l’anno trascorso, me li porto addosso i mesi di angoscia e l’altalena di umori e sentimenti. Come tanti volontari ho ancora negli occhi gli sguardi di terrore di chi, respirando a fatica, è salito sull’ambulanza per andare in ospedale oppure quelli dei parenti che restavano a casa, spesso presentendo che quelli erano i saluti dell’addio. Ogni tanto una gioia, quando si accompagnava un malato in una struttura per sub-acuti o si riportava a casa un convalescente, accolto dagli applausi dei vicini di casa sui balconi addobbati col Tricolore. E poi ancora l’ansia, per i contagi che tornano a correre.

Ma ora abbiamo una via d’uscita, una porta d’ingresso nel futuro: quell’ago mi ha iniettato il vaccino, quello straordinario prodotto di intelligenze e fatiche che progressivamente ci consentirà di essere di nuovo liberi di condurre la nostra vita. Senza paura, men che meno quella di guardare un ago.

 

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