«Lascio il lavoro di designer a Brescia e vado in guerra»

«Perché parto per l’Ucraina? Non ho motivi per i quali non partire. Quello è il mio Paese, non posso starmene qui». Roman O’Leg ha 47 anni, è nato a Leopoli, abita a Brescia ed è un designer. Ieri mattina, quando l’abbiamo sentito al telefono, stava acquistando vestiti pesanti nel reparto caccia di un’armeria. Con lui c’era l’amico Sasha, che in questi giorni sta coordinando le montagne di aiuti bresciani diretti al Paese finito sotto attacco.
Ex guardia giurata
«Partirò stasera con un pulmino di quelli che portano generi di prima necessità - ci racconta - e raggiungerò il confine. Lì mi rivolgerò a un centro di reclutamento: ho intenzione di combattere, di aiutare. Non ho un addestramento militare, però qualcosa posso fare anche io, le pattuglie per esempio. In passato ho fatto anche la guardia giurata».
Niente paura
Roman, che vive in Italia da vent’anni e ha un permesso di soggiorno illimitato, dice di non aver paura, ciò che conta di più, per lui, in questo momento è fare la propria parte, «combattere per il mio Paese. Lì la situazione è drammatica: siamo arrivati al punto di guardare i profili social degli amici e conoscenti per capire se sono ancora vivi.
Un’amica che vive nell’est si trova al gelo in un palazzo i cui vetri sono crollati per via dei bombardamenti. In Ucraina ci sono anche mio figlio e la mia ex moglie, di loro so che stanno bene, sono vivi». È prontissimo, ci manda una foto con tutto ciò che ha comprato: ci sono tute pesanti, una torcia, guanti, due paia di scarponi, marsupi militari. «È questo il mio equipaggiamento. Conosco persone che sono già là, stasera partirò». Sasha interviene nella telefonata: «Bisogna fare un appello ai vertici, mi raccomando scrivilo: gli italiani, gli europei devono aiutarci. Vanno chiusi i cieli sopra l’Ucraina. A terra possiamo combattere, contro i missili no».
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