Brescia e Hinterland

«La risonanza? Sì, ma tra un anno»: Brescia seconda in Lombardia per liste d’attesa infinite

Più di un migliaio le storie e segnalazioni inviate al Pd sul portale della campagna «Con la salute non si scherza»
Lunghissime le liste d'attesa per le prestazioni sanitarie
Lunghissime le liste d'attesa per le prestazioni sanitarie

Visita per sospetto melanoma, tempo di attesa: sei mesi. Risonanza magnetica alla spalla, appuntamento richiesto il 15 giugno scorso, prima data disponibile: settembre 2024. Visita endocrinologica, tempo d’attesa: un anno. Colonscopia, tempo d’attesa: otto mesi.

È un bollettino di sconforto quello composto dalle segnalazioni recapitate al portale «Con la salute non si scherza», la piattaforma creata dal Partito democratico regionale per accendere i fari sulle problematiche legate al sistema sanitario pubblico lombardo.

La campagna non è ancora finita, ma sono già state raccolte oltre un migliaio di testimonianze (con dati e date) che hanno anche una geografia. E Brescia non ne esce certo serena: la nostra è - subito dopo Milano - la seconda provincia per numero di disservizi e lamentele denunciati sul sito internet creato ad hoc (www.conlasalutenonsischerza.it).

Le voci

Dietro le tabelle, ci sono le storie e i volti di cittadini sempre più in difficoltà. Il 16 giugno, un utente scrive: «Devo effettuare una risonanza magnetica all’encefalo: nel pubblico ci sono attese impossibili, si va al 2024. Sono riuscita a prendere appuntamento per luglio privatamente: mi costa 952 euro. Per fortuna con il mio lavoro ho l’assicurazione, altrimenti...».

I casi simili si moltiplicano e per più prestazioni: «Ho dovuto prenotare l’ecografia per mia madre - racconta un altro cittadino, sul finire di maggio - e nonostante il medico abbia indicato l’urgenza sulla prescrizione, l’ospedale Civile di Brescia, da me contattato, ha risposto che è tutto occupato fino alla fine di quest’anno». Giugno 2023, «appuntamento per visita ostetrica: a pagamento la settimana successiva, con la mutua il primo posto disponibile è nel 2024 in Poliambulanza». Una 64enne della Valsabbia cerca di sdrammatizzare così: «È dal 12 febbraio che cerco di prenotare una visita dermatologica, mi viene risposto che non hanno ancora l’agenda. A questo punto sono tentata di regalargliene una io». Non va certo meglio per gli interventi chirurgici: si va da un minimo di dieci mesi, fino all’incognita delle liste del prossimo anno.

Centinaia di episodi, tra chi - spaventato dalle conseguenze - ha virato con amarezza sul servizio privato («non senza sacrifici» viene sottolineato) e chi, invece, ha mollato la presa, concludendo con un «sarà quel che sarà, purtroppo». Nell’abaco delle cause ascritte ai disservizi segnalati, a fare la parte del leone nelle nostra provincia sono senza dubbio i tempi di attesa troppo lunghi e l’impossibilità a prenotare: nel 68,8% dei casi, è questo il problema numero uno. Seguono (con il 6%) la difficoltà ad avere un medico di base (tante le segnalazioni che riguardano, ad esempio, Vestone) e a farsi ricevere dal proprio medico (4%).

Prospettive

«Quella delle liste d’attesa è la punta dell’iceberg - sottolinea la consigliera regionale dem Miriam Cominelli, seduta nella terza Commissione permanente regionale, dedicata appunto alla Sanità -. Il punto è che la gestione tra pubblico e privato è disequilibrata: manca cioè l’integrazione del privato, che non eroga le prestazioni meno remunerative. Nessuno vuole demonizzare le strutture private: serve però che la regia sia davvero in capo al pubblico per distribuire il carico di lavoro in modo equo e garantire il diritto alla cura».

Il j’accuse all’assessore al Welfare Guido Bertolaso è mirato: «Avere un Centro unico di prenotazione potrebbe davvero aiutare: era stato promesso, sono stati spesi milioni di euro per realizzarlo. Non solo si sono attesi anni, ma ancora oggi se non ci sono i privati quel servizio resta inutile. Bertolaso non mette mai in discussione il sistema - prosegue Cominelli - agisce solo in via emergenziale, serve invece agire alla radice». Per i dem, in sostanza, la legge che regola il settore sanitario andrebbe riscritta daccapo, «prendendo coscienza di quello che non sta funzionando prima che sia troppo tardi».

Un esempio concreto? «Il problema dei medici di base potrebbe essere alleviato - replica la consigliera -: la Regione potrebbe agevolare il loro lavoro fornendogli spazi e sgravandoli dalla parte burocratica che spesso non consente loro di poter ricevere più pazienti».

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