Italia Viva alla finestra in attesa di capire lo spazio dell’alleanza

Groli: «Quella con Carlo Calenda sarebbe un’alleanza naturale» Si decide la settimana prossima
Matteo Renzi insieme a Carlo Calenda
Matteo Renzi insieme a Carlo Calenda
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Matteo Renzi va dicendolo da giorni: se si dovrà correre da soli, noi siamo pronti con tanto di simbolo. Anche dopo il veto posto dal Partito democratico e il nuovo approccio di Carlo Calenda con i Dem, il sogno di presentarsi alle Politiche del 25 settembre con un’alleanza centrista resta. Non si è ancora consumato un vero «addio», insomma, in realtà con il progetto del terzo polo. Sicuramente ci sperano ancora - convintamente - a Brescia, dove tutti hanno gli occhi puntati sul dialogo-scontro in corso tra Azione e il Pd, un piano sequenza che sta assomigliando sempre di più a una storia d’amore tormentata fatta di gelosie e di ripicche e che potrebbe quindi rinsaldare l’asse tra calendiani e renziani.

L'attesa

Il punto chiaro a tutti - da chi tifa per il terzo polo, a chi semplicemente ha come obiettivo quello di battere il centrodestra - è che da soli si può (correre), ma con dei compagni di viaggio è meglio. Il punto di svolta però, al momento, non è ancora stato raggiunto. E Italia Viva resta alla finestra, mentre cerca di capire quale sia l’effettivo spazio per le alleanze. Nell’arco delle ultime 48 ore Calenda ci ha ripensato e ha cambiato strategia. Prima si era proposto come candidato premier di una coalizione di centro qualora Mario Draghi fosse fermo sulla posizione di non tornare a Palazzo Chigi. Poi, ha aperto al Pd a cui ha proposto una sorta di patto repubblicano partendo dall’agenda del premier uscente, ma senza rinunciare a porre veti (dal no a Enrico Letta premier al niet su Luigi Di Maio in squadra). Il che rende la strada che potrebbe condurre all’accordo con il Partito democratico ancora alquanto scivolosa.

Renzi si dice pronto a correre da solo
Renzi si dice pronto a correre da solo

12 per cento

È in questo scenario che s’incastra la prospettiva di una lista unica di centro (presentarsi come coalizione, con i due simboli, implicherebbe sottostare allo sbarramento del 10%, mentre con una candidatura unitaria la tagliola è al 3). Specie dopo aver visto i sondaggi, che quotano Azione all’8% e Italia Viva al 4%: in totale, si arriverebbe al 12. «Auspicheremmo un accordo con Calenda, perché sarebbe un’alleanza naturale: fatico a pensare che il gruppo di Mariastella Gelmini possa passare al Pd. Ci sarebbero tanti volti nuovi e capaci che potrebbero lavorare molto bene insieme, facendo squadra» conferma il segretario provinciale, Gianbattista Groli, che potrebbe essere tra i papabili in lista, anche se la corsa per Roma, ad oggi, non è in cima alle sue priorità. Fatto sta che il tempo scorre e inizia a non esserci più molto margine di manovra. La deadline per il verdetto è fissata a metà della prossima settimana.

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