Sabotaggi mirati, attacchi informatici solo apparentemente casuali, ransomware combinati. È alla «minaccia virtuale» che - in queste ore - tutti (dalle aziende alle società ed enti che gestiscono servizi strategici e non) devono stare attenti. Perché, è vero, la guerra armata si sta consumando in Ucraina, ma nel cyberspazio duemila chilometri di distanza non contano assolutamente niente. E per gli Stati membri della Nato - Italia in primis - il rischio è altissimo.
Cyber war
Quella cibernetica si può considerare la «guerra fredda» dei giorni nostri. L’obiettivo: causare il maggior danno e i maggiori problemi possibili alle infrastrutture di un Paese, sfruttando sì la vulnerabilità dei sistemi ma soprattutto gli strumenti di comunicazione più comuni: cellulari, messaggi whatsapp o sms, mail, canali social, Telegram e Instagram in testa.




