Brescia e Hinterland

Gruppo No vax: «Ho lasciato quando hanno parlato di occupazione»

Oliver non è a favore dei vaccini: «A Brescia però Ancora Italia fomenta solo la protesta, no al complottismo»
Una manifestazione di No Green Pass a Roma - Foto Ansa/Massimo Percossi © www.giornaledibrescia.it
Una manifestazione di No Green Pass a Roma - Foto Ansa/Massimo Percossi © www.giornaledibrescia.it

«Io ero tra gli iscritti al partito Ancora Italia, ma sono tra coloro che lo hanno abbandonato». Oliver non è un pro vaccinazione anti-Covid accanito e soprattutto è contrario all’idea di Green pass così come è stata trasmessa, perché - spiega - «non ha una vera efficacia dal punto di vista sanitario e invece è così che questo procedimento è stato raccontato e spiegato. Lo trovo sbagliato, così come ero, sono e resto assolutamente contrario alla vaccinazione degli under 18. Ma questo è tutt’altro rispetto a diventare complottista e, soprattutto, a diffondere e divulgare idee assurde come quelle che purtroppo nella sezione bresciana di Ancora Italia girano, alimentando solo e unicamente la protesta».

Per questo ha deciso di uscire dalla formazione politica? Non solo. «Quando hanno iniziato a parlare di azioni dimostrative e di occupare Palazzo Loggia, e non una sola volta ma a più riprese, non solo non ero d’accordo, ma mi sono anche un po’ spaventato. Cosa si pensa di ottenere così? Non ne comprendo lo scopo e si tratta peraltro di agire in modo illegale. Peraltro così facendo si dà un’immagine distorta di chi è contrario al vaccino o al Green pass».

L’intenzione di prendere possesso della sede del governo della città è stata per Oliver la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Non riconoscevo più i principi e i valori del partito al quale avevo aderito con entusiasmo». Cioè? «Ancora Italia è un progetto nato nel 2019 sulla scia di Vox Italia: il Covid non c’era. Si era redatto un manifesto e si erano stabiliti degli indirizzi da seguire prendendo come punto di riferimento il pensiero innovativo del filosofo Diego Fusaro. Lì non c’è alcuna indicazione a derive estreme o complottiste, derive che invece ci sono nella sezione di Brescia, anche se ben mascherate davanti ai simpatizzanti. Il programma non è mai stato presentato».

Il declino

La cascina in cui avvengono i ritrovi, a Rezzato - © www.giornaledibrescia.it
La cascina in cui avvengono i ritrovi, a Rezzato - © www.giornaledibrescia.it

Lo spartiacque che Oliver descrive come l’inizio del declino è il 2021. «Da lì in avanti a Brescia è diventato solo e unicamente il partito No vax, con la strategia di usare la disperazione come base elettorale per arrivare a incamerare consensi e qui ho iniziato ad accorgermi della grande contraddizione: hanno iniziato a insultare le istituzioni e a parlare di poteri forti, a denigrare e diffamare lo Stato. Ma il progetto rimaneva quello di entrarci in quelle istituzioni e in quello Stato che contestavano».

Difficile, del resto, poter cambiare le cose stando fuori dalle istituzioni: «Certo. Per cambiarle bisogna però avere delle proposte e non basta fomentare l’odio e la protesta insultando tutti e definendosi come gli ebrei, una metafora che mi ha inorridito. Io - prosegue Oliver - ero entrato nel partito perché si potessero affrontare con impegno civico i reali problemi della gente come la scuola, il welfare sociale, la povertà: ci sono persone che non possono permettersi di fare la spesa e su questo un partito deve dare risposte. Non diffondere fake news sulla sterilizzazione di massa e sui microchip installati attraverso il vaccino. Credevo in un progetto invece, almeno a Brescia, ho trovato solo posizioni estreme, monotematiche e ridicole. Ho aspettato. Finché non sono diventate anche pericolose e ho deciso di abbandonare».

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