La grande frana di Sonico del 2012, l’alluvione di Niardo della scorsa estate. Ma anche Sant’Eufemia sott’acqua dopo un violento acquazzone nel 2010. Il territorio bresciano si rivela sempre più fragile. Colpa di diversi fattori: la conformazione del territorio, il consumo di suolo sfrenato degli ultimi decenni, la scarsa manutenzione di torrenti e fronti franosi, asfalto e cemento che hanno «impermeabilizzato» il suolo, gli eventi atmosferici sempre più estremi, quelle bombe d’acqua figlie del cambiamento climatico.
Fatto sta che oltre 53mila bresciani vivono in aree classificate dall’Ispra a pericolosità idrogeologica «elevata» o «molto elevata»: 13.144 risultano a rischio frana, 40.738 a rischio idraulico.



