Brescia e Hinterland

Diritto all’oblio per una vita normale a dieci anni dal tumore

Solo nel Bresciano sono ventimila i guariti che si vedono negare l’accesso a mutui, adozioni e lavoro

Sono guariti. Eppure, quando si trovano ad affrontare momenti importanti della loro vita quali l’assunzione in un posto di lavoro, un mutuo per la casa o per un’attività professionale, l’adozione di un bambino o la stipula di un’assicurazione sulla vita, devono dichiarare la loro pregressa malattia. E, se si tratta di un cancro, rischiano di trovarsi le porte chiuse. Discriminati senza possibilità di appello.

Da queste difficoltà quotidiane è nata la prima campagna per il diritto all’oblio oncologico lanciata da Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). L’obiettivo è ottenere una legge che permette di non dichiarare di essere stato paziente oncologico, per un futuro libero dallo stigma della malattia sul modello di quanto già accade in Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo.

La legge

Con la legge sul «diritto all’oblio» le persone non sarebbero più considerate malate dopo cinque anni dal termine delle cure se il tumore è stato diagnosticato in età pediatrica e dopo dieci anni in caso si sia sviluppato da adulti. «L’innovazione delle terapie permette oggi di curare molti tumori. Molti altri possono essere cronicizzati e garantire una vita lunga e di qualità» spiega Giordano Beretta, presidente dell’Aiom, Associazione italiana oncologia medica e primario alla Gavazzeni di Bergamo. Il dottor Beretta è stato anche primario dell’Oncologia del Sant’Orsola Fatebenefratelli di Brescia dal 2006 al 2010.

Oggi una diagnosi di tumore significa possibilità di cure che permettono ad un numero crescente di persone di guarire. Beretta: «Ogni neoplasia richiede tempi diversi, da meno di cinque anni della tiroide ai circa vent’anni come quelli della mammella e della prostata prima che il paziente oncologico venga considerato guarito, ovvero abbia la stessa attesa di vita della popolazione generale».

La situazione nel Bresciano

I dati confermano il progresso della prevenzione, della diagnosi precoce, di terapie sempre più mirate e all’avanguardia ottenuti dalla collaborazione tra ricerca e clinica: in Italia da alcuni tumori si guarisce in più di 8 casi su 10. Succede, per esempio, per il tumore del testicolo (nel 94 per cento dei casi) e della tiroide (87 per cento per le donne e 70 per cento per gli uomini) e per i melanomi cutanei (86 per cento nelle donne e 76 per cento negli uomini). La pandemia, purtroppo, ha messo un freno soprattutto nella parte della diagnosi precoce e questo potrebbe ripercuotersi sulla prossime possibilità di mantenere alte le percentuali di guarigione. Percentuali che, tuttavia, sono sempre più significative e che giustificano una legittima richiesta delle persone guarite di non essere discriminate a causa della patologia che hanno avuto e curato.

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Solo nel Bresciano vivono ottantamila persone a cui è stato diagnosticato un tumore. Di queste, oltre ventimila sono guarite, ovvero hanno la stessa aspettativa di vita del resto della popolazione. E che hanno diritto all’oblio. Per firmare online ci si deve collegare al portale web dirittoallobliotumori.org. Obiettivo è raggiungere 100mila adesioni, che verranno portate al Presidente del Consiglio per chiedere l’approvazione della legge.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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