Alla caserma Randaccio profughi in transito: «Si fermeranno per pochi giorni»
Pochi giorni, una settimana al massimo. È questa la road map degli interventi che in tempi record trasformeranno la caserma «Maggiore Giovanni Randaccio» in un centro di prima accoglienza per migranti. I lavori di adeguamento e ripristino degli spazi sono già in corso, ma la struttura abbandonata da anni - che insiste su un’area di circa 25mila metri quadri - è già agibile per ospitare ogni giorno circa 20 profughi in fuga da guerre, carestie, siccità e povertà.
La «Randaccio» non sarà però un centro di accoglienza tipico, bensì un vero e proprio punto di transito - il primo nel Bresciano - nell’attesa che gli ospiti vengano trasferiti nei Cas (centri di accoglienza straordinaria). Per questo motivo la permanenza di chi giungerà in via Lupi di Toscana sarà lampo: una o due notti, prima del nuovo trasferimento.
Allerta
La disposizione del governo di poche ore fa ha coinvolto in una struttura piramidale tutti gli enti a livello regionale e provinciale, fino ad arrivare in via Baisnizza. Ad essere più di ogni altro particolarmente impegnato nei prossimi mesi saranno infatti gli operatori della Croce Rossa Italiana di Brescia.
Saranno loro a garantire ogni giorno il servizio e l’assistenza sanitaria a chi verrà condotto a Brescia; per farlo saranno mobilitate ogni giorno almeno dieci persone tra medici, infermieri, soccorritori e operatori sociali. E mentre nello stabile della caserma i riflettori sono puntati sui lavori di tinteggiatura e di sistemazione di una sala mensa e di posti letto (sarà un polo molto spartano, potrebbero non esserci neppure gli armadi), la presidente della Cri di Brescia Carolina David ha sul suo tavolo più di una grana da risolvere: «Attualmente stiamo valutando come organizzare e gestire l’accoglienza. Non sarà semplice. Si tratterà di uno sforzo enorme, che si sommerà a tutte le altre attività in corso in una stagione estiva nella quale ci sono meno risorse anche per noi».
Primo centro
Il primo centro di transito per migranti nel Bresciano, d’altronde, testimonia l’urgenza dell’Italia nel trovare soluzioni alternative per garantire un corretto smistamento verso i Cas - sempre colmi in ogni ordine di posto. Anche perché per le prossime settimane ci si aspettano flussi importanti come quelli degli ultimi giorni. Proprio per questo non è chiaro per quanti mesi sarà attivo il centro «Randaccio». «Dipenderà certamente dal numero di arrivi - conclude David -, col bel tempo dobbiamo presumere che gli sbarchi proseguiranno per tutta l’estate, almeno fino ad ottobre».
Nonostante l’aumento dei flussi, comunque - è bene ricordarlo -, l’emergenza annunciata è ben lontana. Ad inizio anno i servizi segreti parlavano di ingressi fino a 685mila migranti nel 2023. Nei primi 6 mesi dell’anno, però, sono sbarcate circa 65mila persone, come riferito da OpenPolis.
Difficile, comunque, anche soltanto immaginare le ultime settimane di esistenza di chi arriverà presto all'ombra del Cidneo: prima le coste di Lampedusa dopo un viaggio con la morte dietro l’angolo, poi i primi controlli in Sicilia e dopo alcuni giorni l’arrivo in Lombardia. Qui, nell’hub regionale di Bresso i migranti vengono smistati su indicazione della prefettura di Milano. Infine un paio di notti trascorse a Brescia e, finalmente, un assaggio di stabilità in un centro di accoglienza a medio termine.
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