È mancato all’età di 86 anni nella casa di famiglia di Brez, in Val di Non, l’imprenditore Dante Anselmi. Un legame, quello con la terra d’origine - paese in cui c’è un monumento all’emigrato - mai interrotto ed a lungo mantenuto grazie all’attività di commercio della frutta avviata dal padre Faustino, che tra le due guerre, anziché emigrare negli Stati Uniti come alcuni dei fratelli, aveva preferito rimanere in Italia accogliendo l’invito di un amico, commerciante di formaggi, a scegliere Brescia per crescere nel lavoro e tentare la fortuna.
Dante Anselmi era giunto con il padre nella nostra città a solo un anno d’età. Era stato iscritto dalla famiglia all’Arici, frequentando poi il liceo scientifico Calini prima della facoltà di Economia in Cattolica a Milano. Una solida formazione spirituale maturata con i Gesuiti. Erano gli anni in cui il padre portava avanti «Investimenti Alta Italia», attività parallela al commercio della frutta, alla coltivazione di frutta a Malalbergo nel Ferrarese e ad alcune attività di lunga visione come l’impianto per la maturazione delle banane, frutto esotico - in quegli anni di globalizzazione di là da venire - che arrivava ancora acerbo via nave dai Paesi produttori.
Negli anni Ottanta «Investimenti Alta Italia» muterà la sua ragione in Finsibi, società che interverrà nell’acquisizione dell’ex area Pietra sempre in via Orzinuovi, operazione che peserà molto sui conti. Dante Anselmi fu tra coloro che posarono la prima pietra commerciale del futuro gruppo Italfrutta scegliendo tra i partners il migliore dei suoi clienti, Giuseppe Odolini, la cui famiglia continuerà poi l’attività.
Di Anselmi va ricordata anche la presenza in Intesa, finanziaria (voluta dal professor Giovanni Bazoli) intervenendo con altri imprenditori bresciani nel salvataggio della Seta di San Zeno, una presenza in Akros - finanziaria fondata da Gianmario Roveraro - nata per sostenere le piccole e medie imprese. I funerali si terranno mercoledì pomeriggio in Sant’Afra a Brescia alle 13.45.



