Ancora niente Autorizzazione integrata ambientale per la Wte, i cui impianti restano quindi fermi. A deciderlo è stato il Tar di Brescia, che nella sentenza di ieri ha respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso dell’azienda quinzanese, balzata lo scorso anno agli onori della cronaca per la questione relativa ai fanghi tossici.
La Wte aveva infatti adito le vie legali contro la Provincia di Brescia, l’Arpa, l’Ats e il Comune di Quinzano chiedendo l’annullamento dell’atto di revoca dell’Aia, Autorizzazione integrata ambientale, decisa dalla Provincia esattamente un anno fa. «Con questa sentenza - dichiara il sindaco di Quinzano, Lorenzo Olivari - i quinzanesi possono tirare un sospiro di sollievo: non solo l’Aia resta revocata, ma anche la possibilità di riavviare gli impianti.
Una decisione, quella del Tar, che tranquillizza i cittadini. «Questa - commenta l’avvocato Paolo Centore, legale del Comune di Quinzano - è una sentenza con cui il Tar ha condiviso pienamente la nostra tesi. Il giudice amministrativo ha confermato la fondatezza della tesi secondo cui la revoca dell’Aia non ha soltanto carattere punitivo, ma anche preventivo, giacché è finalizzata a preservare l’ambiente dalle emissioni maleodoranti sul territorio comunale di Quinzano d’Oglio.
D’altronde il Tar ha posto in evidenza i risultati delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia che avevano fatto emergere delle differenze tra i quantitativi di rifiuti prodotti nello stabilimento di Quinzano e quelli pervenuti nello stabilimento di smaltimento sito in Calcinato. «Nel corso del processo - aggiunge il legale del Municipio - abbiamo anche prodotto una serie di segnalazioni pervenute al protocollo comunale, da parte dei residenti nelle zone limitrofe di via Turati, area limitrofa alla Wte, che lamentavano l’emissione di miasmi».



