Una siccità così spietata nei campi nella nostra provincia non l’ha mai vista nessuno. La situazione è drammatica e molti raccolti sono compromessi perché non ci saranno. Nel 2003 si era registrata una situazione simile, ma allora era già agosto. Qui siamo a metà giugno e mai nella storia dell’agricoltura bresciana, dalla fine della seconda guerra mondiale, è successo che più di mille ettari di terra fertile non sono stati coltivati perché non c’è acqua per irrigare. Inoltre, sono stati tanti gli agricoltori che hanno rinunciato alle semine del secondo raccolto o che hanno per esempio seminato il sorgo da granella invece del mais.
Il punto
La situazione più grave è forse nel comprensorio dell’Oglio e del Mella. Ma in stretta sintesi si è di fronte ad una situazione dalle proporzioni mai viste e che contempla anche la devastazione di fasce di campi a causa della grandine e del vento con eventi atmosferici dall’intensità distruttiva. La Regione Lombardia è pronta a chiedere lo stato d’emergenza per la siccità e ha annunciato il rilascio di quasi un milione i metri cubi di acqua al giorno per il bacino dell’Oglio.
Lo scenario
L’unico auspicio è che a questo punto qualcuno ripensi all'importanza dell'agricoltura come unico settore in grado di produrre cibo perché è molto probabile, che nei prossimi mesi ci sarà scarsità di materie prime da lavorare. A preoccupare è la riduzione delle rese di produzione di tutte le coltivazioni in campo di almeno un 15 per cento.
«Oggi - sostiene Giacomo Lussignoli presidente di Condifesa - non c’è acqua per mais, grano, girasole, soia. Ma non c’è neppure per i foraggi per l’alimentazione degli animali e per gli ortaggi, come il pomodoro, e la frutta, che hanno bisogno di acqua per crescere. L’acqua va trattenuta negli invasi quando c'è. Soprattutto in anni come questi. È da novembre che non ci sono piogge adeguate e il cambiamento climatico è ormai evidente. Le assicurazioni si sono già adeguate ai nuovi cambiamenti del clima. Abbiamo seminato su terreni già aridi perché sono mancate le piogge e le temperature sono più alte rispetto alla media del periodo. Serve acqua, ma dobbiamo adattarci e investire per essere più efficienti nel modo di irrigare e aumentare la capacità di accumulo dell’acqua».
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Non solo raccolti bruciati dalla siccità, a soffrire il caldo sono anche gli animali nelle stalle dove le vacche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno, ma a preoccupare è anche la mancanza del foraggio per l’alimentazione a causa dell’assenza di precipitazioni che in certe zone ha tagliato di un terzo le rese. Le imprese agricole, già messe a dura prova dall’instabilità economica per la situazione geopolitica e due anni di pandemia, sono al collasso.


