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IL CASO

In cella per stupro per sbaglio: chiede il risarcimento


Bassa
12 set 2018, 07:21

Carcere di Canton Mombello - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it

Senza la prova del Dna forse oggi Saint Petrisor, rumeno di 34 anni, sarebbe ancora in cella. Da innocente. È stato lui invece a presentare il conto alla giustizia. Chiede un risarcimento per ingiusta detenzione per i 39 giorni trascorsi in carcere con l’accusa di aver violentato la vicina di casa di 87 anni. Che invece si era inventata tutto. L'udienza il 30 ottobre.

La vicenda. È l’autunno di due anni fa quando l’uomo, regolare sul territorio e dipendente di un’azienda nella Bergamasca, viene arrestato dopo la denuncia dell’anziana vicina a Castelcovati. Lui nega fin dal primo momento, ma nessuno gli crede. A scagionarlo è la prova del Dna perchè le tracce biologiche ritrovate sulle lenzuola della 87enne non sono riconducibili al rumeno. Al colpo di scena se ne aggiunge un altro: la donna avrebbe accusato lo straniero per vecchie tensioni nella palazzina. Un’azione pensata e messa in pratica con un complice: un altro vicino risultato essere l’amante della signora. Un 71enne che, con la donna, il prossimo 27 ottobre comparirà in aula per rispondere all’accusa di calunnia aggravata.

Nel frattempo questa mattina Saint Petrisor, assistito dal suo legale Cristian Mongodi, chiede alla giustizia il risarcimento che si basa su due criteri: quantitativo, relativamente alla durata della custodia cautelare e qualitativo, in merito alle conseguenze negative derivate dalla permanenza in carcere. Il limite massimo di un indennizzo per ingiusta detenzione è fissato in 516.450,90 euro.

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