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Guerra in Israele, la testimonianza della famiglia di Montichiari

Sabato durante l'attacco di Hamas erano a Gerusalemme. Sono tornati sani e salvi in Italia con un aereo atterrato a Verona
La famiglia di Montichiari durante il viaggio a Gerusalemme - © www.giornaledibrescia.it
La famiglia di Montichiari durante il viaggio a Gerusalemme - © www.giornaledibrescia.it
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«Sabato mattina ci stavamo recando al Muro del pianto quando hanno iniziato a suonare alcune sirene; subito dopo, sopra le nostre teste, abbiamo visto missili esplodere...»: sono le parole con cui inizia la testimonianza di Luisa Holguin, che, insieme al marito Cristian e ai suoi bambini di uno e 4 anni, è rimasta bloccata a Gerusalemme nei giorni scorsi. Fortunatamente, ora, si trovano a casa, a Montichiari, laddove sono riusciti a fare ritorno martedì sera.

Avrebbero dovuto «salutare» Gerusalemme proprio sabato, giorno in cui c'è stato l'attacco di Hamas: erano in pellegrinaggio con un gruppo veronese composto da una quarantina di persone, quando, all’improvviso, i piani sono cambiati. «Alle 8.30 abbiamo visto i missili; non sapevamo che le ostilità fossero già in corso da ore: lo abbiamo appreso ritornati, di fretta, in hotel - racconta Luisa -. La nostra guida israeliana ci ha spiegato cosa stava succedendo e poi siamo stati condotti nel bunker dell’albergo, aspettando il via per recarci all’aeroporto. Il nostro albergo, infatti, essendo una struttura frequentata in prevalenza da ebrei, era dotata di bunker».

In aeroporto

In un’atmosfera surreale, la famiglia residente a Montichiari ha poi raggiunto l’aeroporto: «In mezz’ora abbiamo però appreso che il volo di Ryanair era stato cancellato - prosegue Luisa -. Dopo ore, abbiamo compreso che non c’erano possibilità di ritorno: siamo quindi andati in un altro hotel, stavolta frequentato da arabi, dunque privo di bunker, perché essendo vicino alle moschee non rischiava di essere bombardato. Di notte abbiamo anche udito festeggiamenti nel quartiere arabo. Ad ogni modo, nel frattempo, eravamo riusciti a contattare il consolato e, con l’applicazione apposita, la Farnesina. Ma in un primo momento ci siamo sentiti persi e ci sembrava che nessuno sapesse dove ci trovavamo, ci sembrava di non avere risposte e indicazioni dallo Stato, complici le tante incertezze: abbiamo avuto paura. Allora, come gruppo, ciascuno ha iniziato a postare sui social foto e video affinchési sapesse che eravamo a Gerusalemme, e a contattare i propri sindaci, compreso quello di Montichiari, che a loro volta hanno contattato le Prefetture».

Poi dall’unità di crisi hanno appreso la presenza di un volo per Verona: «Abbiamo comprato i biglietti di corsa, oltretutto parecchio cari - spiega Luisa -. Di lì a poco, però, l’aeroporto di Tel Aviv è stato colpito dai razzi. Il volo è partito in ritardo e siamo riusciti a fare ritorno a casa solo martedì sera».

Lieto fine

Un’esperienza tremenda: «Mio figlio appena sente un rumore forte o anche l’aspirapolvere inizia a piangere - dice Luisa -. A mia figlia più grande ho spiegato già in albergo che non potevamo uscire perché fuori succedevano cose brutte. Li porto subito dal pediatra e spero che la bimba possa tornare presto a scuola, alla normalità. Fortunatamente, sabato non siamo andati a Tel Aviv, però da Gerusalemme abbiamo visto i razzi che venivano intercettati dai sistemi di sicurezza. Là, in alcuni quartieri, i negozi di prima necessità erano aperti e i mezzi pubblici circolavano. I quartieri ebraici erano chiusi, quelli arabi no. Ad ogni modo, la vita sembrava quasi proseguire, seppur per le strade ci fosse meno gente del solito: sembrano quasi abituati a uno stato di conflitto...».

«Mamma, papà e due piccoli monteclarensi, che erano a Gerusalemme, sono riusciti a tornare a casa» ha così potuto annunciare ai cittadini il sindaco di Montichiari Marco Togni.

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