Una prima mappatura c’è. Ed è quella che traccia la «rete» della filiera iniziale: il percorso che ricostruisce cioè quali sono le aziende agricole in cui la Wte ha consegnato i gessi di defecazione e i fanghi contaminati nel periodo compreso tra gennaio 2018 e agosto 2019. Un elenco di comuni lunghissimo, che vede coinvolti trenta territori bresciani ma che si estende ben «oltre confine», mettendo in allarme anche le province di Como, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Piacenza, Pavia, Verona e Novara.
Fin lì, in quegli anni, la Wte - l’azienda finita sotto inchiesta perché accusata, appunto, di aver venduto gessi contaminati e che ora deve rispondere dei reati di traffico illecito di rifiuti e gestione di rifiuti non autorizzata - ha consegnato i suoi prodotti.
Per questo i Comuni sono in allarme e sempre per questo hanno chiesto ai Carabinieri forestali di conoscere la localizzazione dei terreni al centro dei riflettori, così da poter mettere in moto le contromisure necessarie, ovvero le ordinanze di tutela. E la risposta è stata cristallina: l’elenco dei Comuni «indica il nominativo dell’azienda agricola ricevente e la collocazione geografica dei terreni oggetto di consegna dei gessi per il loro spandimento», ma «non fornisce indicazioni sulla localizzazione puntuale dei campi oggetto dello spandimento, né delle colture praticate, né della quantità di gessi sparsa».
Un dato, tuttavia, c’è (anche se non confortante): ogni viaggio dalla Wte al luogo di destinazione comportava il trasporto di almeno 11,5 e fino ad oltre 32 tonnellate di materiale. Peraltro - prosegue la nota firmata dal comandante col. Pier Edoardo Mulattiero - «non si esclude che altri spandimenti possano essere avvenuti su terreni di quelle o di altre aziende dopo l’agosto 2019».
Sul caso Wte, ieri, hanno relazionato i direttori dell’Arpa di Brescia, Fabio Cambielli, e dell’Arpa Lombardia, Fabio Carella, durante l’audizione in Regione in Commissione agricoltura. Proprio dalle indagini dell’agenzia diretta da Cambielli, infatti, si è aperta la partita giudiziaria (e, dunque, il fascicolo in Procura) a carico della ditta. Un’attività, quella dell’Arpa, che ha preso avvio anche grazie alle numerose segnalazioni arrivate dai cittadini: per ben 940 volte, infatti, i residenti hanno contattato il Dipartimento di via Cantore, che ha esaminato ogni istanza e che tuttora sta conducendo indagini approfondite.
Quale la situazione attuale nelle sedi della società? I cittadini che hanno notato un via vai negli ultimi giorni possono stare tranquilli, confermano dall’Agenzia: gli impianti sono, e restano, sotto sequestro, la Provincia ha sospeso alla Wte l’Autorizzazione integrata ambientale e l’attività è dunque sospesa. I movimenti nell’azienda sono legati alla messa in sicurezza degli impianti e coordinati dal curatore giudiziario. «Invito a continuare a sollecitare l’agenzia: il controllo del territorio da parte di chi lo vive può e deve fare la differenza in un caso come questo - è l’appello lanciato dal consigliere Ferdinando Alberti (M5s) -. Certo, risulterà difficile risalire all’esatta ubicazione dei terreni contaminati, perché i gessi, a differenza dei fanghi, non sono tracciati. Ma la mappatura e il campionamento dei campi contaminati finalizzato alla messa in sicurezza o bonifica deve essere fatto anche con extra fondi regionali: stiamo parlando di salute pubblica».



