«Ci hanno chiesto se avevamo necessità di fertilizzare e arare qualche terreno, ci hanno spiegato che avrebbero pensato loro, senza spese, a tutto. Abbiamo detto no». Così, nella maxi inchiesta a carico della Wte sullo spandimento di fanghi non depurati che dalla Bassa si è allargata a tutto il Nord Italia, si fa strada anche la voce degli agricoltori che hanno opposto un netto rifiuto per difendere la loro terra. Un modus operandi che, come nel caso del Comune di Bagnolo, ha spinto l’Amministrazione, nel 2019, a redigere un regolamento che vietasse lo spandimento di alcuni tipi di fertilizzanti e per il quale è ancora in corso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato proprio dalla stessa Wte per chiederne l’annullamento.
Fanghi contaminati Wte: «Abbiamo detto no e avevamo ragione»
La sindaca Cristina Almici di Bagnolo Mella ricostruisce gli attriti con l’azienda al centro dell’inchiesta della Procura di Brescia

Spandimento dei fanghi - © www.giornaledibrescia.it
«Ci hanno informato di queste situazioni per così dire anomale e, dato che nessuno al giorno d’oggi regala nulla, abbiamo deciso d’intervenire a tutela sia dell’ambiente sia della salute dei nostri concittadini - spiega la sindaca di Bagnolo Mella Cristina Almici -. Oggi direi che, quello che sta emergendo dalle indagini sulla condotta della Wte, conferma che ci avevamo visto giusto e che la decisione di offrire una protezione specifica ai nostri campi è stata lungimirante».
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