Dici fanghi e gessi di defecazione e oggi - sulla scia delle cronache di maggio - la prima associazione di idee che viene in mente punta dritto al Bresciano, a Calcinato per l’esattezza, dove sta la sede centrale della Wte. L’azienda è finita nell’occhio del ciclone con l’accusa di aver inquinato i terreni di mezza Italia per aver «distribuito», tra gennaio 2018 e agosto 2019, 150mila tonnellate di concimi tossici (i gessi, appunto).
Ma il tema dei prodotti che vengono utilizzati come fertilizzanti nei campi agricoli, dove viene coltivato il cibo che finisce sulle nostre tavole, va purtroppo ben oltre il raggio d’azione della Wte. Non a caso sono 127.800 le firme che chiedono al Governo un cambio di passo sul tema: nell’articolo 41 del decreto Genova, infatti, sono stati innalzati i limiti di concentrazione di sostanze pericolose che possono essere contenute nei fanghi. Stiamo parlando - per intenderci - di arsenico, berillio, cadmio, Cromo esavalente, nichel, benzene, cloruro di vinile, tricloroetilene e persino Pcb in quantità elevate.




