Il ricercatore Colosio: «Studio i segreti dei ghiacci in Groenlandia»

La calotta di ghiaccio della Groenlandia fonde, per l’aumento delle temperature, ma potrebbe riuscire a trattenere al proprio interno parte dell’acqua: se così fosse, il suo contributo all’innalzamento del livello dei mari potrebbe essere più lento di quanto ci si aspettava, almeno per ora e comunque in modo parziale. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Nature communications», che espone i risultati di una ricerca a cui ha preso parte anche l’Università degli Studi di Brescia.

Gli scienziati hanno scoperto che le lastre di ghiaccio sotto il manto nevoso groenlandese riescono a ricongelare l’acqua di fusione, permettendo a parte del ghiaccio sciolto di rimanere nella calotta senza aumentare il livello del mare: secondo la ricerca, tra il 2017 e il 2022 queste lastre avrebbero permesso a circa 56 miliardi di tonnellate di acqua di fusione di ricongelarsi, più del volume di acqua ghiacciata della totalità dei ghiacciai svizzeri.
Trasferta
Tra gli autori dello studio c’è Paolo Colosio, di Borgosatollo, assegnista di ricerca del gruppo di Costruzioni idrauliche e Idrologia, coordinato dal professor Roberto Ranzi del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale, dell’architettura e di matematica (Dicatam) dell’UniBs: «Con il professor Marco Tedesco della Columbia University mi sono occupato di mappare le aree di fusione superficiale attraverso l’uso di immagini satellitari, con un metodo sviluppato nelle tesi di laurea magistrale e di dottorato», spiega il ricercatore, che nel luglio del 2024 si è recato in Groenlandia assieme a Tedesco, già visiting professor all’UniBs.
I ricercatori hanno scoperto che le lastre di ghiaccio impermeabili sotto la superficie agiscono come una barriera impermeabile che trattiene temporaneamente l’acqua: «Sono lastre di spessore variabile, dell’ordine di metri, localizzate nell’area di deflusso, dove l’acqua di fusione percolata riesce a ricongelarsi. Abbiamo notato un allargamento di queste lastre negli ultimi anni».
Conseguenze

Una scoperta, spiega Colosio, utile per comprendere cosa accadrà ai ghiacci della Groenlandia: «Nonostante la sua superficie di fusione sia effettivamente aumentata, il ricongelamento di parte dell’acqua grazie alle lastre di ghiaccio, esposto nel nostro studio, va a ridurre la quantità di acqua che defluisce all’innalzamento degli oceani. E la calotta glaciale della Groenlandia – aggiunge –, se fondesse completamente innalzerebbe il livello medio degli oceani di circa sette metri». La ricerca offre nuove informazioni agli studi che cercano di prevedere l’andamento dell’innalzamento dei mari: «Anche grazie a questi dati, le stime future sulla quantità di acqua di fusione che raggiunge gli oceani saranno migliorate».
Attenzione alta
In nessun caso, però, è permesso abbassare la guardia nel contrasto al cambiamento climatico: «Per via delle temperature sempre più alte attese – conclude Colosio – anche la capacità di ricongelamento delle lastre di ghiaccio non è detto sarà ancora tale in futuro».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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