Incremento del sostegno finanziario regionale al Parco dell’Adamello, semplificazione delle procedure in tema di tutela del paesaggio, sostegno alla proposta di riperimetrazione del Parco escludendo dall’area protetta i centri abitati (per sollevare cittadini e uffici tecnici dall’eccessiva invasività delle procedure) e introduzione di misure incentivanti per i Comuni nel Parco. È il succo delle «Linee di indirizzo per il Parco dell’Adamello», che una larga maggioranza di sindaci ha approvato lunedì sera in Comunità montana, alla presenza di alcune decine di attivisti e ambientalisti, preoccupati che il documento possa essere il primo passo piuttosto per smantellare il parco.
Clima teso
In un clima inusuale, il presidente Corrado Tomasi e l’assessore al Parco Giamba Bernardi hanno illustrato, analizzato e difeso il documento, provando a rassicurare i presenti. Riuscendoci con i colleghi sindaci, per la gran parte tranquillizzati (il timore, da principio, placato da una precedente riunione del Gruppo civico, era che si volesse portare i confini del Parco oltre i 1.600 metri: spettro fugato), ma non con gli ambientalisti, che al termine del voto hanno abbandonato l’aula vociando e lanciando qualche parola grossa («vergognati», rivolto al presidente).
Il risultato parla di soli due astenuti, Angolo e Piancogno, con il primo cittadino Alberto Farisè che è uscito contrariato, e di qualche assente di peso, come Darfo, Malegno e Cividate (anche se, per quest’ultimo, il sindaco di Monno Romano Caldinelli ha esplicitamente affermato che Fratelli d’Italia avrebbe votato a favore, fugando i dubbi lasciati aperti dal mancato voto, invece, di un’analoga mozione in Consiglio regionale venerdì). A seguire passerella di primi cittadini che, ciascuno per il proprio territorio e interesse, hanno sostenuto il documento.
Risorse
«Il Parco c’è da 40 anni – ha esordito Tomasi – ma le aspettative di allora sono state tutte disattese, perché la Regione non ha messo risorse. Nessuno vuole dimezzare il Parco, ma dare la possibilità a chi ci abita di restarci. Non ci sono battaglie da fare, siamo dalla stessa parte. Io inserirei il mio centro nel Parco se arrivassero risorse e ci fossero opportunità in più».
Parole cui ha fatto da contraltare Bernardi, specificando che con i 700mila euro di entrate del Parco «non si riesce neppure a sfalciare i 51mila ettari, per questo vi destiniamo parte dei sovraccanoni. Noi abbiamo 14 euro a ettaro, il Parco Nord Milano 360: la vera battaglia è avere più risorse in parte corrente. Vogliamo creare delle piccole bolle nei centri abitati, non c’è speculazione edilizia: senza fondi è un parco destinato a morire, navette, manutenzioni, rifacimento della Terzulli sono tutti fondi Bim».


