Da Levrange al Monte Saresano: tutti i rischi delle Niscemi bresciane

Le immagini di Niscemi raccontano, con impressionante nitidezza, cosa voglia dire vivere - letteralmente - ad un passo dal baratro. I rischi enormi di questo paese che pare sul punto di franare a valle fanno, inevitabilmente, riflettere sui fronti in «equilibrio precario» sparsi sul territorio bresciano.
Una provincia che storicamente ha combattuto aspre battaglie contro il dissesto idrogeologico e che, nonostante i milioni investiti e i lavori ingenti avviati o portati a termine, prova sempre un sottile brivido di paura quando le piogge si fanno troppo intense. Dalla Valsabbia al Sebino passando per la Valcamonica e la Valtrompia questo è un viaggio in territori più a meno a rischio, aree su cui non è possibile abbassare la guardia.
Valsabbia
di Ubaldo Vallini
Era l’8 dicembre del 1959 quando la frazione Levrange a Pertica Bassa fu cancellata da un’enorme frana. Tutto il paese venne evacuato - parliamo di 330 persone - e ci vollero anche i carabinieri per convincere i più riottosi. Oggi è un lontano ricordo, testimoniato da alcuni muri abbandonati, il paese spostato per intero un poco più in là, al sicuro. Eventi di questa gravità in Valle Sabbia non ce ne sono più stati, ma la precaria stabilità idrogeologica di molti versanti tengono viva quella memoria.
Sempre a Levrange, anche recentemente la strada di accesso è stata inghiottita da una frana, isolando a lungo 200 persone, costrette a percorrere una ventina di chilometri in più per raggiungere il Fondovalle. Non va meglio altrove, dove ad essere interessate da evidenti smottamenti sono soprattutto le strade, la cui sicurezza è spesso delegata a robuste reti di contenimento.

Negli anni più recenti i massi si sono fatti pericolosi transitando alla base del Monte Cingolo, a Vobarno, dove scorre anche la via per raggiungere le frazioni Moglia e Teglie, sempre a Vobarno il torrente Agna, qualche anno fa, si era portato via per alcune decine di metri la strada per Degagna. Per non dire dei frequenti smottamenti che incombono dalla montagna su Villanuova sul Clisi; della Provinciale 59 che prima di raggiungere Provaglio presenta numerosi dislivelli e fessurazioni, mai risolti del tutto nonostante i numerosi e costosi interventi.
Meglio sembrano funzionare gli interventi eseguiti con le terre armate da una parte dell’altra del paese ad Agnosine. La montagna non manca periodicamente di rilasciare sassi a Lavenone, Bagolino, Idro. E terra mista a piante lungo la ex Provinciale che da Vestone sale a Treviso Bresciano, così anche per quella che risale fino alla Pertica Bassa. Un’imponente sistemazione è stata necessaria qualche anno fa anche a Capovalle.
Valcamonica
di Giuliana Mossoni
Se la Valle Sabbia crea qualche apprensione, la Valcamonica non è certo da meno con 39 Comuni su 40 che sono considerati ad alto rischio dissesto. Due casi su tutti sono emblematici, perché coinvolgono direttamente edifici, sia pubblici sia privati, rimasti pericolanti su un precipizio: il cimitero di Valle di Saviore e il territorio di Paisco Loveno, in particolare la zona della chiesetta di Grumello. Due località dove sono arrivati parecchi milioni per provare a tamponare e risolvere le situazioni, ma che, a ben guardare, mai potranno dirsi stabili.
Nell’estate del 2020, per sistemare il territorio di Paisco, che stava cedendo a valle, è stato investito oltre un milione di euro. L’intervento più corposo è stata la messa in sicurezza dell’abitato di Paisco e dell’area della chiesa di Grumello, che stavano lentamente scivolando a valle. Nello specifico, sono state realizzate delle briglie di contenimento sotto Paisco e la chiesetta. I lavori sono stati ultimati da qualche tempo.
«Speriamo siano opere risolutive - afferma il sindaco Dino Mascherpa -: continuiamo a tenere monitorata la situazione, ma è dura mantenere fermi i nostri versanti. Ora stiamo progettando un altro intervento da mezzo milione sotto Paisco, per concludere la messa in sicurezza dello smottamento di fine 2024. Inoltre venerdì scorso abbiamo consegnato ad Anas la strada rimessa a posto, finanziata con 800 mila euro del Pnrr».

È stato messo in sicurezza, ma resta sotto osservazione anche il dissesto di Valle di Saviore, frazione che scivola verso il fiume a causa del degrado della scarpata sopra la quale sono stati costruiti strade, edifici. E anche il cimitero. Investendo diversi milioni di euro, una quindicina d’anni fa, è stato «armato» il muro di contenimento, per arrestare lo scivolamento, ed è stato spostato il cimitero, ampliandolo verso monte e costruendo una nuova strada d’accesso.
Sebino
di Veronica Massussi
Spostandoci sul lago d’Iseo, il grande spauracchio è la frana del monte Saresano, a Tavernola Bergamasca. Originato da una scossa sismica avvenuta poco prima del febbraio 2021, il fronte franoso è oggetto da circa un anno di imponenti lavori di messa in sicurezza. Attualmente la frana del Monte Saresano - che minaccia anche il Sebino bresciano - è tra le più monitorate d’Europa.
Valtrompia
di Barbara Fenotti

Per concludere, ecco l’Alta Valtrompia, che negli anni scorsi ha avuto parecchi problemi a livello idrogeologico. Le forti e ricorrenti piogge hanno causato diverse frane, in particolare a Collio e Bovegno. Anche percorrendo la Sp 345 era possibile osservare numerosi dissesti lungo l’argine del Mella.
A Collio l’anno scorso sono state ricostruite, grazie a fondi regionali, due strade di collegamento ad altrettante frazioni: Ivino e località Cocca. In entrambi i casi i centri, abitati specialmente da persone anziane, sono rimasti isolati per diverso tempo. Per quanto riguarda invece Ivino, a novembre i fondi regionali hanno permesso di intervenire e risolvere il problema. La via era stata interessata nei mesi precedenti da un importante smottamento che aveva causato il cedimento del tratto principale di collegamento tra la frazione e il capoluogo.
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