Ambiente

Il Garda si è «rimescolato», l'esperto: «Così il vento ha vinto il caldo»

Il prof. Marco Pilotti, docente di Idraulica in UniBs, spiega l'evento: «Senza questo ricambio il fondo rischiava l'anossia». L'ossigeno torna negli abissi dopo 20 anni
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Una veduta del lago di Garda © www.giornaledibrescia.it
Una veduta del lago di Garda © www.giornaledibrescia.it

Come un respiro a pieni polmoni, che ha saputo arrivare davvero in profondità: il lago di Garda si è riossigenato, e non accadeva da vent’anni. Un evento raro, quello del «rimescolamento», che però per la natura stessa del bacino dovrebbe avvenire alla fine di ogni inverno.

Così non è e le cause sono da ricercare tra gli effetti del cambiamento climatico, in particolare tra le conseguenze dell’aumento delle temperature.

I dati

Partiamo dai fatti: il primo aprile scorso l'Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Riva del Garda ha registrato la temperatura a un metro di profondità a 9,45°C, la stessa a 270 metri. L’ossigeno è passato da 6,61 a 8,80 milligrammi per litro in poco più di un mese.

Un decisivo passo in avanti per la sua salute del lago, che non si osservava dall’inverno del 2006 e, prima ancora, dagli anni 1999-2000. 

L’esperto

Abbiamo chiesto al professor Marco Pilotti, docente di Idraulica dell’Università degli Studi di Brescia, perché il rimescolameno è così importante e come è avvenuto.

Professore, perché si tratta di un evento così eccezionale e raro?

«Nella classificazione limnologica, il Garda è un lago monomittico caldo. Questo significa che, teoricamente, dovrebbe circolare e rimescolarsi completamente ogni inverno. Di fatto, però, questo fenomeno si verifica con frequenze sempre più rade. L'ultima volta è accaduto nel 2006 ; prima ancora, bisogna risalire all'inverno tra il 1999 e il 2000. È raro perché richiede condizioni meteorologiche molto specifiche per vincere la stratificazione termica di un bacino così profondo».

Entriamo nel dettaglio tecnico: cosa accade nel lago?

«Il lago subisce costantemente processi di sedimentazione della materia organica che, depositandosi sul fondo, va incontro a decomposizione. Questo rende le acque profonde tendenzialmente povere di ossigeno e ricche di sostanze nutrienti. Se questo ricambio non avvenisse, il fondo rischierebbe di diventare anossico, cioè senza ossigeno. E un ecosistema senza ossigeno non è un ecosistema vitale. La circolazione consente di scambiare le acque superficiali, ossigenate, con quelle profonde, distribuendo contemporaneamente i nutrienti necessari alla crescita di tutta la catena alimentare».

Cosa succederebbe se questo scambio non avvenisse per periodi troppo lunghi?

«Assisteremmo a una progressiva perdita di produttività del sistema. Se i nutrienti restano segregati sul fondo, la superficie si impoverisce, bloccando il meccanismo di crescita di tutte le specie, dalle alghe fino allo zooplancton e ai pesci».

Il cambiamento climatico quanto è responsabile?

«L'effetto del cambiamento climatico è legato principalmente all'innalzamento globale delle temperature. La condizione necessaria perché il rimescolamento avvenga è che la temperatura dell'acqua scenda sufficientemente durante l'inverno. Quest'anno abbiamo assistito a una dinamica particolare: più che il solo abbassamento termico, sono stati gli eventi ventosi a innescare materialmente il ricambio profondo. Il vento ha fornito l'energia meccanica necessaria per vincere la resistenza della colonna d'acqua e spingere l'ossigeno nell'abisso».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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