L’Adamello diventa sempre più sottile: un’agonia senza fine

Non è un segreto per nessuno: sono anni che immagini, misurazioni e dati certificano «la morte lenta» del ghiacciaio dell’Adamello, per mano del cambiamento climatico e di tutti gli effetti negativi che purtroppo apporta. Numeri freddissimi, che a molti fanno ghiacciare il sangue nelle vene, mentre ad altri scendere calde lacrime. Perché la certezza è che, tra alcuni anni, quella distesa bianca, fonte di bellezza e bacino «infinito» di acqua, non esisterà più.
Ogni anno il Servizio glaciologico lombardo riporta il bollettino medico di questo malato, a quanto pare irreversibile. In un timelapse, il Servizio mostra la dinamica di regressione della fronte del Mandrone, la principale effluenza del ghiacciaio dell’Adamello. Dal 2020, da quanto è stato avviato il progetto di monitoraggio avanzato, l’arretramento nella piana - posta a quota 2.600 metri - è stato di circa 400 metri lineari, con ben 33 metri di spessore perso.
Nonostante tutto, quello dell’Adamello resta il più grande d’Italia, con circa 13 chilometri quadrati di superficie e oltre 250 metri di spessore nel punto più profondo del Pian di Neve, l’enorme altopiano bianco, posto a quota 3.100-3.300 metri, che un tempo fungeva da bacino di accumulo.
Il monitoraggio rivela anche che dal 2001 sono sempre più prevalenti gli anni di bilancio di massa negativo, in media di circa un metro e mezzo di acqua equivalente sull’intera superficie, che si traducono in milioni di metri cubi di acqua persi dal ghiacciaio (la fase di accumulo di ghiaccio si è interrotta dagli anni Ottanta). A partire dal 2020 anche sul Pian di Neve ci sono sei metri in meno di ghiaccio, mentre sull’intera estensione, dal 2022, il Servizio glaciologico lombardo ha calcolato oltre cento milioni di metri cubi di acqua rilasciati dal ghiacciaio, in modo irreversibile, nelle condizioni climatiche attuali.
E ogni estate lo scroscio fragoroso dell’acqua di discioglimenti del ghiacciaio diventa sempre più cupa e potente.
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