La provincia di Brescia lascia la maglia nera, e perdere certi primati non è certo una brutta notizia. Stiamo parlando del consumo del suolo, misurato come ogni anno dal Rapporto Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: dopo l’annus horribilis del 2021, quando nel nostro territorio cemento e cantieri avevano conquistato altri 307 ettari (triste record nazionale), nel 2022 si registra un rallentamento significativo, con «solo» 131 ettari sacrificati. Si tratta pur sempre, per rendere l’idea con un efficace termine di paragone, di altri 190 campi da calcio «mangiati», che portano il totale di superficie provinciale consumata a 50.142 ettari, equivalenti al 10,47% del totale. Come se ogni bresciano lo scorso anno avesse perso 400 metri quadrati di terreno.
Opere e urbanistica
Ma cogliamo il positivo, figlio di una fase complessivamente meno impattante del procedere delle grandi opere (su tutte la Tav Brescia-Verona ed il polo logistico di Chiari) e di una generale, accresciuta attenzione al tema da parte delle Amministrazioni comunali, tradotta in pianificazioni urbanistiche maggiormente tese al recupero dell’edificato. Vedremo se il dato del 2022 sarà indicativo di una direzione virtuosa destinata a sostanziarsi, ma certo i numeri bresciani dell’anno passato sono in controtendenza rispetto a quelli nazionali e lombardi. Infatti in tutta Italia il consumo di suolo nel 2022 è ammontato a 7.076 ettari, in aumento rispetto ai 6.910 del 2021, ed in Lombardia è stato di 908 ettari, contro gli 882 dell’anno prima.



