Al femminile

Per vivere felici bisogna sposarsi per allegria

Annamaria e Felice sono stati compagni di vita e amici che si sono amati profondamente e stimati tantissimo
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Ridere con un marito è un dono di Dio - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it
Ridere con un marito è un dono di Dio - Foto Unsplash © www.giornaledibrescia.it

Annamaria e Felice seduti a un tavolino bevevano prosecco e sgranocchiavano noccioline. Lui portava un Borsalino color avio e si godeva il tiepido sole invernale. Lei, aprendo il collo del cappotto, gli rivolse a bruciapelo la domanda che volutamente lui ignorava da 30 anni: «Cecetto, perché non ci sposiamo?». Inaspettatamente lui rispose: «E vabbè sposiamoci». Aggiunse un però: «Tu devi occuparti di tutto!».

Annamaria è stata una capo ufficio Stampa e tanto altro. Preparata, ma ritenuta forse troppo puntuta, ha saputo organizzare anche aste di beneficenza a Villa Madama, eventi di moda a Palazzo Chigi e far vestire le bambole Barbie con gli abiti di una sarta di Scafati.

Aveva 35 anni, un matrimonio alle spalle e un figlio piccolo, quando iniziarono ad amarsi per allegria. Ha sempre riso con quello scapolo incallito che solo a 73 anni e una salute malferma si era arreso ai suoi assedi.

Un «favo di miele in forma umana» che gioiva dei suoi successi e aveva l’indole un po’ snob di Marcello Origlia, il primo dandy napoletano. «È stato uno sciupafemmine» e un gentiluomo d’altri tempi dai gusti raffinati che indossava maglioni di cachemire e cravatte di Marinella.

Lei adorava i suoi calzini verde pistacchio quanto la sua capacità di sdrammatizzare, placandola nei suoi rovelli o mitigando la collera che a volte la prendeva.

Di recente «Cecetto» è mancato e lei, riportando aneddoti che sembrano uscire da un romanzo d’appendice, affida al diario indiscreto dei social i capitoli di una vita scandita da tante emozioni a volte contrastanti.

Nel suo bisogno di elaborare il dolore di uno strappo nell’anima ricorda anche le notti ardenti e appassionate, gli interessi comuni per la cultura, l’Opera, la lettura, il teatro, gli amici del generone romano e dell’aristocrazia napoletana.

L’ha sepolto con rose bianche e tuberosa, i fiori che entrambi amavano. Vorrebbe regalare i suoi preziosi indumenti ma fatica a disfarsene, nessuno li vuole.

Leggere i pezzi di questa storia d’amore è come spiare dal buco della serratura, ci puoi ancora sentire l’ardore che li «smentisce come pubblici peccatori». Sono stati compagni di vita e amici che si sono amati profondamente e stimati tantissimo.

Per ogni coppia l’amore è il baricentro. Il loro segreto è stato l’umorismo nel prendersi reciproca cura. È proprio vero, «ridere con un marito è un dono di Dio!».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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