Al femminile

Il guscio di noce e le lacrime di chi resta

Da tempo, Giuly seguiva l’onda degli eventi e, avendo imparato a surfare sui suoi dispiaceri, riusciva a far credere di essere abbastanza forte per caricarsi anche dei problemi degli altri.
Petali di rose
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La notizia è arrivata di notte, distruttiva come una gelata sui fiori di ciliegio. Solo i familiari sapevano che il tempo di Giuliana stava per finire. Del resto la scelta di tacere è un diritto sacrosanto. Non avendo voce in capitolo quando si viene al mondo è legittimo decidere di lasciarlo senza dare spiegazioni.

Da tempo, Giuly seguiva l’onda degli eventi e, avendo imparato a surfare sui suoi dispiaceri, riusciva a far credere di essere abbastanza forte per caricarsi anche dei problemi degli altri. Per curiosità ha viaggiato, ma ci vuole coraggio per farlo da sola. Ha frequentato vari gruppi e associazioni condividendo ritagli di interessi e momenti di amicizia intera.

Non vorrei che la mia fosse scambiata per una elegia bresciana, questa è una considerazione sull’esiguo numero di persone che riescono a stringere legami emotivi autentici con uomini e donne. Lo ha sottolineato anche il Sacerdote, rivolgendosi ai tanti con i fazzoletti in mano che stipavano la chiesa.

Il saluto finale è iniziato con una insolita pioggia di fotografie che ha sommerso la mia bacheca di Facebook, nelle quali Giuliana appariva ancora bella, solare e sorridente. In tanti le hanno dedicato un messaggio, andando oltre i frettolosi «RIP», il riposa in pace abbreviato di circostanza. È stato come se un filo di luce si fosse impigliato negli algoritmi e avesse unito nel lutto tanti sconosciuti, riconducendoli a una perdita comune .

Questo è quanto accaduto a dispetto dei tanti guru della comunicazione che ritengono Facebook un social ormai decotto, relegato alla fascia dei boomer, meritevoli della considerazione che si dedica a un vecchio cappotto.

È invece evidente che anche la gente démodé ha modificato le regole delle relazioni. Se il galateo fino a ieri esigeva un tratto di riservatezza, oggi si tende a condividere anche l’intima sofferenza, mettendo in paragone le proprie esperienze per trovare gli elementi che accomunano.

Chi muore, invece, cerca il confronto solo con se stesso poiché lascia indietro tutto: i figli, la musica, le vacanze, la natura, gli amori presenti e passati. Nel sepolcro ognuno si porta solo il suo guscio di noce e le lacrime che ha meritato, che il tempo sublima nel legame di «amorosi sensi» descritti esattamente da Ugo Foscolo.

L’aver meritato il rimpianto di qualcuno non è cosa da poco, significa non avere vissuto per nulla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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