Zebra a pois

La teoria che alterna i monosillabi «sì» e «no»

Consideriamo generosa una persona che dice sempre «sì», mentre potremmo cominciare a chiederci se la generosità non abbia bisogno anche di qualche «no»

Annalisa Strada

Commentatrice

Non tutte le persone sono in grado di chiedere aiuto con naturalezza
Non tutte le persone sono in grado di chiedere aiuto con naturalezza

Tilde ha elaborato la «teoria dell’alternanza monosillabica». Il nome è d’effetto ma non spiega granché e, a dire il vero, anche esposta con più parole la teoria richiede una certa attenzione per essere compresa. La sostanza è che si dovrebbero alternare un «sì» e un «no» come risposta alle richieste che vengono dalla medesima persona.

Facciamo un esempio: se hai detto «sì, va bene, vado io in posta», la volta successiva dovresti rispondere «no», quale che sia la domanda, fosse pure un’offerta allettante del tipo: «Andiamo a prendere un caffè?». Lei sostiene che fin da piccolissima si sia accorta di una curiosa asimmetria: ci sono persone che sanno chiedere aiuto con grande naturalezza e altre che invece non ne sono proprio capaci, quelle che esigono e quelle che danno senza sosta.

«Sarò una donna semplice – dice – ma se ci si mette a fare sottigliezze e distinguo, si finisce sempre per ripetere lo stesso destino: chi chiede ottiene e chi è disponibile continua a essere usato». Stando a quanto ha sperimentato, quindi, la «teoria dell’alternanza monosillabica» ha due funzioni. Una, non necessariamente la più importante, è quella di preservare chi la applica: ne contiene l’usura, perché permette di dosarsi senza esaurire le energie e, soprattutto, senza sedimentare ruoli che con il tempo diventano difficili da scardinare.

La seconda funzione, non meno importante, è che educa alla misura chi avanza le richieste. Nel momento in cui la risposta non è automaticamente affermativa, si producono almeno due risultati: la domanda viene formulata con maggiore accuratezza e il suo contenuto soppesato con più cautela. «Anch’io – ha detto Tilde – ho fatto fatica a pronunciare alcuni no, ma poi mi sono accorta di essere diventata più affidabile. Perché, se non dici sempre sì, quando accetti ci metti più cura».

Forse la teoria, presa alla lettera, produrrebbe qualche situazione surreale e obbligherebbe a tenere una contabilità dei monosillabi più complicata di quella delle spese condominiali. Ma l’intuizione che contiene è meno strampalata di quanto sembri. Consideriamo generosa una persona che dice sempre sì, mentre potremmo cominciare a chiederci se la generosità non abbia bisogno anche di qualche no per conservare valore. Persino la disponibilità, quando diventa automatica, rischia infatti di smettere di essere una scelta. E a quel punto non è più un regalo che facciamo agli altri: è un servizio in abbonamento che abbiamo dimenticato di disdire.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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