Quando a metà marzo del 2018 avocò l’inchiesta togliendola alla Procura, alla domanda su come pensasse di rimettere in piedi un’inchiesta che pareva compromessa, rispondeva: «Con il lavoro. Non esistono delitti perfetti, ma esistono indagini imperfette».
Pier Luigi Maria Dell’Osso all’epoca procuratore generale di Brescia, decise di intervenire in prima persona in un momento in cui il pm Mauro Leo Tenaglia era intenzionato a chiedere l’archiviazione del fascicolo sulla scomparsa di Mario Bozzoli avvenuta tre anni prima. Oggi, dopo due gradi di giudizio e altrettante condanne all’ergastolo nei confronti del nipote dell’imprenditore di Marcheno, Dell’Osso, in pensione da maggio 2019, non si nasconde: «La soddisfazione è una cosa un po’ diversa. Diciamo però che l’impegno è stato premiato». Rispetto alla conclusione indagine che lo stesso Dell’Osso firmò il capo di imputazione nei confronti di Giacomo Bozzoli è cambiato nella fase finale del dibattimento di primo grado. Da: «Ha ucciso lo zio Mario nella fonderia e poi ha portato il cadavere fuori» a: «La vittima è stata uccisa nel forno»




