Accoltellarono la sorella nel sonno, i periti: «Capaci d’intendere e volere»

Sono socialmente pericolosi e capaci di stare in giudizio, ma soprattutto, erano capaci di intendere e volere. Questa la conclusione alla quale sono giunte Sara Micheli e Gaia Trombini, le due perite nominate dal Tribunale dei minori e incaricate di valutare personalità e capacità dei due fratelli minorenni di Polaveno che la sera dello scorso 19 febbraio si avventarono con un’ascia e un coltello sulla sorella 22enne, mentre dormiva nella stanza accanto alla loro, e non la uccisero solo per la sua prontezza di riflessi.
Quella sera la ragazza uscì malconcia da quel terribile blitz notturno; loro - i suoi fratelli - fuggirono nel cuore della notte, ma non riuscirono a sottrarsi all’arresto. Furono bloccati a Sarezzo, da allora sono in un istituto penitenziario minorile: uno a Milano, l’altro a Firenze. Da ieri sono entrambi a processo con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dal rapporto di parentela e dalla minorata difesa.
Ieri i due ragazzi erano in aula, a pochi metri di distanza dalla sorella, che sta lentamente tornando alla vita di tutti i giorni. Uno dei due ragazzi ha già avuto modo di parlare con lei. L’ha fatto di persona, nel carcere fiorentino, durante uno dei colloqui, ma l’ha sentita più volte anche per telefono. All’altro, che pure ne aveva fatta richiesta, l’autorità giudiziaria ha negato la possibilità di farlo. Il ragazzino ci ha scambiato qualche parola solo ieri davanti al giudice, per la prima volta da allora, mentre fuori dall’aula mamma e papà dei tre attendevano una sentenza che ci sarà solo il 18 gennaio prossimo.
Nel corso dell’udienza i difensori dei due ragazzini, gli avvocati Andrea Paternoster e Stefano Paloschi hanno cercato di far valere le conclusioni cui è pervenuta la loro consulente. Secondo la psichiatra cui si sono rivolti i due fratelli sono parzialmente incapaci di volere. La loro mancanza di empatia per la consulente della difesa è patologica e sfocia nell’antisocialità che contraddistingue ed ha contraddistinto il loro agire. I ragazzi non hanno freni inibitori, quello che hanno fatto quella sera alla sorella, per l’esperta della difesa, sarebbe proprio conseguenza di questo vizio parziale. Il perito del tribunale era incaricato anche di valutare gli eventuali percorsi educativi cui i due fratelli potrebbero essere sottoposti. Al momento le psichiatre non caldeggerebbero soluzioni alternative all’istituto di pena e nemmeno un percorso di riavvicinamento con la sorella. I tempi e le condizioni al momento non sono maturi.
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