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IL GIALLO

Tomba profanata a Gavardo, l'eco lontana di quei fatti di sangue


Valsabbia
24 set 2019, 13:29
Il cimitero di Gavardo - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Il cimitero di Gavardo - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Proseguono le indagini sul giallo di Gavardo, dove nella notte fra sabato e domenica una tomba è stata aperta e la bara che era al suo interno estratta e profanata. I Carabinieri della Compagnia di Salò che indagano sull'episodio stanno passando alla lente tutti gli elementi utili a dare un'identità all'autore o agli autori, di un gesto che al momento appare senza motivo. 

Al vaglio immagini di videosorveglianza, rilievi della Scientifica alla ricerca di impronte digitali e segnalazioni relative alla presenza di auto nella zona. Ma un aspetto induce anche a non trascurare le indagini che potrebbero ricollegare l'accaduto a tragici fatti del passato: la bara profanata, infatti, è quella di Francesco Persavalli, 63enne benzinaio morto nel 2001, fratello di Riccardo, morto suicida (non senza dubbi al riguardo) nel 1993 con un colpo esploso dalla stessa arma rudimentale impiegata nel caso del duplice omicidio Mandolesi, di tre settimane prima.

Sullo sfondo di quell'episodio era un giro di ricettazione di oro rubato e una ingente somma di danaro, l'equivalente in marchi di 300 milioni di lire dell'epoca, mai rinvenuta. Certo sul conto di Francesco Persavalli non era mai emersa alcuna ombra e quindi la profanazione della sua tomba potrebbe non avere alcun legame con queste vicende lontane.

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