Omicidio Mantovani, archiviazione per l’indagato più giovane

Sedici pagine per lasciare definitivamente fuori da un’inchiesta per omicidio uno dei primi sospettati. «Gli elementi complessivamente raccolti non sono sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio» ha scritto il gip Angela Corvi nell’ordinanza con la quale ha disposto l’archiviazione - e allo stesso tempo rigettato l’opposizioone della famiglia della vittima - della posizione di Marco Zocca, 26enne indagato per concorso nell’omicidio di Jessica Mantovani, la 37enne ritrovata senza vita in un container della centrale idrolettrica di Prevalle il 13 giugno 2019. Resta coinvolto solo Giancarlo Bresciani, 53enne, che sarà in aula nelle prossime settimane e che ha sicuramente visto la vittima nella sua ultima serata in vita. Era stato infatti il padre ad accompagnare Jessica a casa dell’uomo, «dove - è la ricostruzione agli atti - la donna consumava cocaina e offriva prestazioni sessuali».
In fase di indagine il pm Gianluca Grippo aveva chiesto l’arresto di Bresciani e Zocca, non concesso prima dal gip e poi dal Riesame «per carenza di un sufficiente quadro di gravità indiziaria». Ora il primo va verso il processo, mentre il secondo esce definitivamente di scena.
L'archiviazione
Per il gip «neppure in considerazione della ampiezza e dell’esaustività dell’attività istruttoria compiuta dal Pubblico ministero, possono rinvenirsi spunti per un ulteriore approfondimento investigativo, astrattamente utili ad offrire una chiave di interpretazione della vicenda alternativa rispetto a quella sinora emersa». In casa di Bresciani era stato isolata dagli inquirenti una traccia di sangue con il profilo misto di Jessica Mantovani e di Marco Zocca. «Non è possibile escludere che la stessa si sia originata in una precedente occasione» spiega il giudice.
Sulle telefonate e sui messaggi scambiati tra i due iniziali indagati il giorno dell’omicidio dell’amica 37enne e cancellati da Zocca, il giudice invece scrive: «È plausibile che tale condotta, più che un coinvolgimento nella morte della donna, rappresenti il maldestro tentativo di prendere le distanze da pratiche - uso di droga e fruizione di rapporti sessuali a pagamento - reputate, seppure solo ex post, stigmatizzanti, tanto più in un contesto sociale ristretto come quello di Prevalle». Quindi la posizione del 26enne va archiviata anche perché, conclude il giudice «non pare possibile individuare ulteriori attività di indagini da svolgersi per integrare un quadro probatorio da sviluppare in sede processuale».
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