Valcamonica

Esine, rinasce dalle ceneri la chiesa della Sacca

Dovrebbero terminare entro Pasqua i lunghi lavori di restauro del tempio, danneggiato in un terribile incendio.

Via le impalcature dalla facciata della chiesa della Sacca di Esine. Via la «cassa toracica» di metallo allestita nel cuore dell'edificio sacro del paese, che ormai si sta preparando per la grande festa dell'inaugurazione.

«Stiamo ultimando i ritocchi alle basi delle colonne e manca ancora la pala dell'altare, ma ormai è questione di giorni», garantisce il geometra, Sergio Benedetti. Regalo di Pasqua? «Penso proprio di sì - conferma Benedetti -. Dovremmo riuscire a ripulire tutto in una quindicina di giorni. Per Pasqua saremo pronti».

Dello spaventoso incendio di tre anni e mezzo fa, non è rimasta alcuna traccia. Il 21 dicembre 2008, un corto circuito innescatosi a ridosso di uno degli altari laterali, scatenò un infermo di fiamme e fumo che lasciò in eredità uno scenario da guerriglia urbana: arredi sacri distrutti, intonaci sgretolati, affreschi polverizzati, muri e pavimenti anneriti.

«È stato un brutto colpo, anche se le attività parrocchiali sono continuate regolarmente seppur con qualche difficoltà», ricorda il parroco del paese, don Redento Tignonsini. Che ha parole di ringraziamento per i tecnici, i restauratori, i volontari e tutti coloro che hanno dedicato tempo, denaro ed energie per aiutare parroco e fedeli a voltare pagina e a riprendersi ciò che la cenere aveva cercato di portarsi via. Oggi, la parrocchiale è tornata a splendere di una luce antica, quasi sconosciuta. Dai cornicioni ai capitelli, il lavoro di ripulitura ha restituito uno straordinario campionario di dettagli. L'interno si è trasformato in una bolla di luce.

«L'abbiamo alleggerito dai vecchi intonaci con un attento lavoro di rimozione delle tinte sintetiche superficiali che soffocavano la muratura e ritinteggiato con tecnica a velatura di verdi e bianchi a calce naturale», spiega uno dei restauratori. Ripristinate tutte le parti murarie, l'organo e la pala dell'altare del Guadagnini che è stata rimessa in sesto dai bisturi di «Brescia Restauri».

«Tutto il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza di Brescia ed è stato improntato alla semplicità per dare maggior luminosità all'interno della chiesa», spiega Benedetti. A curare il tutto, la dottoressa Gabriella Musto. «Inizialmente, avevamo sperato di riuscire a finire i lavori entro Natale, ma i restauri sono stati più lunghi del previsto e abbiamo ritardato di qualche mese. Ma basta guardarsi attorno per capire che ne è valsa la pena».

Sulle impalcature ha lavorato la squadra dei cinque restauratori degli studi Gianmaria e Alberto Casella e Fulvio Sina, saliti lassù il 21 marzo scorso e scesi quasi un anno dopo. Sotto il profilo artistico - ci spiegano - l'edificio costruito attorno al 1850 non è mai stato uno scrigno di tesori: tra i pochi affreschi degli interni, c'era soltanto quello del «Buon Pastore», già molto danneggiato e di difficile lettura. All'esterno, gli operai hanno invece provveduto a rifare la copertura e a curare tutto il rifacimento della facciata esterna. Un «miracolo» comunitario, quello della Sacca di Esine, costato circa 350mila euro da ripartire tra gli enti e la parrocchia. Un «miracolo» che, in tempo di crisi, vale una gioia doppia. È il momento di far festa.

Sergio Gabossi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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