Da due giorni il suo cellulare è in fiamme. Chiamate, messaggi, chat. Ma soprattutto richieste di informazioni: come possiamo aiutare queste persone? Sono i residenti di Edolo e dei Comuni limitrofi della valle, che dopo la notizia dell’arrivo di un centinaio di ospiti hanno fatto di tutto per cercare di aiutarli. «È una mobilitazione veramente molto interessante», commenta il sindaco Luca Masneri. «In queste ore sono arrivati tantissimi messaggi di famiglie che vogliono mettere a disposizione i loro giochi per i bambini e indumenti, educatori che si sono offerti per dare un supporto alle famiglie. Oggi sono ancora più orgoglioso della nostra comunità».
Ieri l’Amministrazione si è già adoperata per introdurre le famiglie straniere in una comunità che ha abbandonato il proprio velo di ritrosia: così, quando i profughi si sono fermati nell’area mercato di Edolo (penultima tappa prima dell’arrivo in caserma a meno di un chilometri di distanza), si sono visti recapitare dei semplici sacchetti di carta con all’interno giocattoli per i più piccoli. È la forza del dono, che ha la forza di imprimere ricordi capaci di attenuare anche drammi come una fuga da casa. Ma il processo di vicinanza emotiva della comunità è appena cominciato. «Presto raccoglieremo indumenti e giochi donati dai residenti e li distribuiremo ai nostri ospiti. L’attenzione è soprattutto per i più piccoli; anche se la caserma non è angusta ed è dotata di diverse aree svago, saranno loro a soffrire di più la permanenza forzata in un’area militare dalla quale non potranno uscire. Proveremo perciò ad alleviare questi giorni».




