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IL DELITTO

Cadavere a pezzi, i resti di donna forse sono stati congelati

Redazione Web

Valcamonica
21 mar 2022, 20:15
INIZIATI GLI ACCERTAMENTI SUL CADAVERE DI BORNO

Quattro sacchi neri per un giallo dai contorni macabri. Perché in quei sacchi ci sono i resti smembrati di un cadavere di donna abbandonato all'inizio di un burrone, lungo una strada secondaria che collega due valli, la Valcamonica e la Val di Scalve. Qui, pochi metri dopo il cartello stradale che segna il confine con la Bergamasca, a Paline, piccola frazione di Borno, un passante ha fatto la macabra scoperta allertando immediatamente le forze dell'ordine e dando il via ad un'inchiesta per omicidio.

«Un'indagine che deve partire da zero», fanno sapere gli inquirenti che non possono escludere nulla. Ad oggi non ha infatti un'identità il corpo di una donna sezionato e diviso in quattro sacchi, e irriconoscibile in volto perché il viso risulterebbe sfregiato dal fuoco così come un'altra parte del corpo. Il pubblico ministero Lorena Ghibaudo, titolare dell'inchiesta e magistrato che tra pochi mesi lascerà la Procura di Brescia per trasferirsi in quella di Asti, ha disposto gli accertamenti iniziati nei laboratori dell'Istituto
di Medicina legale del Civile con la dottoressa Nicoletta Cerri, incaricata dalla Procura, al lavoro per dare un nome alla vittima, ma anche per ipotizzare la data del decesso.

Il cadavere risulterebbe infatti in uno stato di conservazione ritenuto buono tanto che chi indaga ipotizza addirittura che i resti umani siano stati congelati. E non perché esposti alle intemperie e al freddo dell'inverno, ma perché tenuti in ambienti freddi. Solo però gli accertamenti medici potranno dare risposte alle tante domande degli inquirenti.

Secondo le prime indagini non risulterebbero recenti denunce di donne scomparse tra Brescia e Bergamo, ma non può essere escluso che il delitto sia avvenuto anche in province diverse e sia stato scelto questo spicchio di terra bresciana solo per occultare il cadavere.

Lungo una strada interna frequentata solo da locali e «dove la notte una  persona può fare qualsiasi cosa perché non passa anima viva», racconta chi ci abita.

Nel corso del sopralluogo del mattino i Carabinieri della Compagnia di Breno e i Vigili del Fuoco hanno prelevato materiale presente nella scarpata dove erano stati gettati i sacchi. Sarà analizzato per valutare eventuale compatibilità con il caso. Si tratta di un'area, tra rovi e arbusti, diventata nel tempo una sorta di discarica a cielo aperto con residenti nelle zone vicine che gettano rifiuti che poi vengono inghiottiti dalla vegetazione. «Tra qualche settimana quei sacchi non si sarebbero nemmeno più visti tanto sta crescendo la vegetazione» dice chi abita nella frazione di Borno che conta in tutto 75 residenti.

Una vicenda che rimanda ad un altro caso di cronaca nera che aveva coinvolto la provincia di Brescia, quello dei coniugi Aldo e Luisa Donegani, uccisi nell'estate del 2005 e fatti pezzi nel garage di casa dal nipote Guglielmo Gatti - condannato in via definitiva all'ergastolo - che gettò i resti dei parenti sempre nella stessa zona a cavallo tra Brescia e Bergamo, al Passo del Vivione.

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