Alla vigilia di ogni sessione d’esame, il calendario può fare la differenza tra un percorso che scorre e uno che si inceppa. Per gli studenti di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia il nodo è diventato proprio questo: quanti appelli ci sono, come sono distribuiti e che cosa accade a chi è fuori corso o si trova davanti a esami sovrapposti.
La questione si è aperta dopo la riorganizzazione del calendario accademico del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza. Una modifica che ha eliminato gli appelli riservati agli studenti fuori corso, mantenendo otto appelli ordinari annuali accessibili a tutti. Per la presidente del Consiglio di corso di studio magistrale a ciclo unico, la professoressa Paola Lombardi, la scelta si inserisce in una riforma più ampia del percorso: «La tendenza è quella di andare incontro agli studenti – spiega – perché non tutto si riesce a prevedere. Cerchiamo sempre, nel pieno rispetto delle regole, di avere anche buonsenso. Le decisioni hanno avuto un’istruttoria precedente e sono state assunte in modo collegiale».
La posizione degli studenti
Prima della riforma, il sistema prevedeva otto appelli ordinari e due appelli dedicati ai fuori corso. Oggi questi ultimi non sono più presenti. Secondo la componente studentesca, la modifica rischia di ridurre le occasioni effettive d’esame per chi ha già concluso il periodo ordinario del percorso universitario e deve recuperare uno o più esami per arrivare alla laurea.

Il tema si intreccia con l’introduzione delle prove parziali durante il semestre. Per gli studenti, però, questo strumento presenta ancora alcune criticità: l’attivazione delle prove è lasciata alla discrezionalità dei singoli docenti e non esiste, allo stato attuale, un quadro comune che ne definisca in modo uniforme modalità, struttura e diffusione. Inoltre, sottolinea la rappresentanza studentesca, anche quando previste non risolverebbero automaticamente le difficoltà degli attuali fuori corso.
Il nodo sovrapposizioni
Accanto al numero degli appelli resta aperta la questione della calendarizzazione. In diverse sessioni, secondo le segnalazioni provenienti dagli studenti, si registrano sovrapposizioni tra esami obbligatori appartenenti allo stesso semestre. Una situazione che può complicare la programmazione dello studio, soprattutto per chi deve sostenere più prove nella stessa finestra o recuperare insegnamenti arretrati.
La riorganizzazione del calendario
Dal punto di vista del corso di studio, la revisione nasce invece da una valutazione complessiva sull’organizzazione degli esami. Lombardi ricorda che Giurisprudenza si trovava in una posizione particolare rispetto ad altri dipartimenti dell’ateneo: «Avevamo dieci appelli all’interno dell’anno accademico, mentre altri dipartimenti ne hanno sostanzialmente sei». Da qui la scelta di rivedere la struttura, mantenendo comunque otto appelli fruibili da tutti gli studenti, compresi i fuori corso.
Un altro elemento richiamato dalla presidente riguarda l’utilizzo effettivo degli appelli riservati. «Gli appelli fuori corso erano veramente poco frequentati, quasi deserti», osserva Lombardi, ricordando casi in cui a fronte di numerosi iscritti si presentavano poi pochissimi studenti, fino ad arrivare ad appelli completamente deserti. Una situazione che, insieme alle difficoltà organizzative nella composizione delle commissioni d’esame, ha contribuito alla decisione di eliminarli.

La riorganizzazione non ha riguardato soltanto il numero degli appelli, ma anche la loro distribuzione. Un appello è stato spostato nella sessione post-estiva, con l’obiettivo di rendere più equilibrata la scansione delle prove durante l’anno. La decisione, spiega Lombardi, è stata discussa negli organi del corso di studio e assunta collegialmente.
Le prove in itinere
Sulle sovrapposizioni la presidente richiama il regolamento didattico di ateneo, che invita a evitarle «il più possibile» tra insegnamenti dello stesso anno, senza però prevedere un divieto assoluto. Il problema, aggiunge, è legato anche alla complessità organizzativa: la costruzione del calendario deve tenere conto di molte variabili. In passato, quando sono state segnalate sovrapposizioni specifiche, il corso di studio ha cercato di intervenire contattando i docenti interessati e trovando soluzioni caso per caso.
Dal prossimo anno accademico saranno poi istituzionalizzate le prove in itinere. Il nuovo calendario prevede due periodi di sospensione delle lezioni, uno per semestre, proprio per consentire lo svolgimento di questi esami parziali. L’obiettivo è permettere agli studenti di misurare il proprio livello di preparazione prima dell’esame finale. Nella fase iniziale, però, non sarà introdotta una regolamentazione rigida: le prove saranno attivate su scelta del docente, che ne definirà anche le modalità. Una scelta motivata dalla volontà di sperimentare lo strumento prima di fissare regole più dettagliate.

La misura per i laureandi
Per gli studenti fuori corso prossimi alla laurea è prevista inoltre una misura specifica. Il corso di studio ha verbalizzato la possibilità, per chi abbia la tesi pronta ma debba ancora sostenere un ultimo esame, di rivolgersi alla presidenza per chiedere un appello ad hoc. Una soluzione pensata per evitare che l’eliminazione degli appelli riservati impedisca a uno studente di chiudere il percorso nei tempi utili.
Il confronto, dunque, resta aperto. Da una parte gli studenti chiedono garanzie su occasioni d’esame effettive, prove parziali più omogenee e maggiore attenzione alle sovrapposizioni. Dall’altra il corso di studio rivendica una riorganizzazione collegiale, con un numero di appelli ancora ampio rispetto alla media interna dell’ateneo, e accompagnata da strumenti compensativi. Il banco di prova sarà il prossimo anno accademico, quando il nuovo calendario e le prove in itinere entreranno pienamente nella loro fase applicativa.




