Università

Molestie all’Università di Brescia: «Più prevenzione contro gli abusi»

In una lettera aperta l’impegno del Dipartimento di Scienze cliniche a rafforzare ricerca e ascolto nei luoghi di cura e formazione
In università sono emerse situazioni di disagio e vulnerabilità
In università sono emerse situazioni di disagio e vulnerabilità

Una lettera aperta per ribadire che ogni abuso di potere, discriminazione o molestia «debbano trovare una chiara e ferma condanna». Dopo il report dell’Università degli studi di Brescia sulle molestie e la violenza di genere, il Dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali interviene con un documento firmato dal direttore Alessandro Padovani e da oltre quaranta tra docenti e rappresentanti del personale tecnico-amministrativo, rilanciando formazione, ricerca e prevenzione.

L’indagine

La presa di posizione arriva dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine realizzata dall’ateneo tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del Gender equality plan e dopo il caso del docente di Ingegneria accusato di molestie da studenti ed ex studenti. L’indagine ha raccolto 2.456 questionari validati tra studenti e studentesse e altri 556 tra personale docente e tecnico-amministrativo. Una persona su tre ha dichiarato almeno un episodio di molestia subita in ambito universitario; in due casi su tre gli autori indicati sono altri studenti, in un caso su tre docenti. Tredici persone hanno dichiarato di aver subito violenza sessuale «in ambito universitario, frequentando persone legate all’università».

«I dati richiedono certamente una lettura rigorosa e prudente, evitando generalizzazioni o giudizi sommari», si legge nella lettera. Per i firmatari, però, al di là delle percentuali, «emerge un messaggio che non può essere ignorato»: situazioni di disagio, vulnerabilità e sofferenza interrogano la capacità di costruire ambienti di studio, lavoro e formazione fondati sul rispetto reciproco.

Il documento insiste sulle relazioni formative, valutative e gerarchiche, tema cruciale per un Dipartimento nel quale molte attività si svolgono negli ospedali e nei luoghi della formazione clinica. Studenti, specializzandi, dottorandi, giovani ricercatori e professionisti condividono percorsi fondati su insegnamento, tutoraggio e supervisione. Per questo chi ricopre ruoli educativi è chiamato a esercitare la propria autorevolezza con responsabilità.

Le criticità emerse a Brescia, sottolinea il Dipartimento, non sono un caso isolato, ma rientrano in un quadro già riscontrato in altri atenei italiani ed europei. Una constatazione che «non attenua le responsabilità delle singole istituzioni», ma rende più urgente investire «sulla prevenzione, sulla formazione e sulla capacità di riconoscere precocemente situazioni di disagio, vulnerabilità o abuso di potere».

Progetti

Accanto agli strumenti di tutela dell’Università, il Dipartimento annuncia un impegno diretto: promuovere momenti di confronto e approfondimento, destinare risorse a progetti specifici nei contesti universitari e sanitari, sviluppare ricerca interdisciplinare con medicina, psicologia, pedagogia e filosofia. La lettera propone anche di rafforzare la collaborazione con i centri antiviolenza e con le realtà territoriali, «valorizzando competenze ed esperienze che possono contribuire a costruire percorsi di prevenzione, supporto e accompagnamento sempre più efficaci».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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