Se diamo per certo che «in natura nulla esiste da solo», anche la conoscenza non può che accrescersi quando condivisa. Non è un caso perciò che la citazione della biologa e zoologa americana Rachel Carson campeggi sulla maglietta celebrativa del nuovo viaggio scientifico dell’associazione Alumni dell’Università degli Studi di Brescia, realtà che unisce quasi 2.500 laureati dell’ateneo cittadino e con numeri in forte crescita (40/50 iscritti a settimana). Proprio dell’esperienza partecipata del sapere ha fatto uno dei cardini della sua variegata attività, coinvolgendo direttamente alcuni ex studenti e studentesse dell'UniBs in un percorso conoscitivo e umano.
Quest’anno, dopo le passate esperienze all’interferometro Virgo di Cascina, al Cern di Ginevra e al progetto Iter nel Sud della Francia, la scelta del viaggio è caduta sui Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il più grande centro di ricerca sotterraneo del mondo che sorge sotto la roccia degli Appennini abruzzesi. Qui gli Alumni sono stati accolti dal fisico bresciano Oliviero Cremonesi, padre putativo del progetto di ricerca Cuore, e dal dottorando di Cazzago San Martino Nicola Manenti, che li hanno guidati virigilianamente nel ventre della montagna scientifica.

Perché proprio la scienza è il filo conduttore delle esperienze del gruppo, dove il senso di appartenenza all’ateneo si accompagna alla mai sopita voglia di conoscere, anche quando ci si trova a doversi confrontare con temi non certo semplici quali neutrini – il Nobel 2026 per la Fisica a Francis Halzen gli è stato assegnato proprio per una ricerca in questo ambito – o materia oscura.
Si diceva senso di appartenenza, forse il tratto principale che caratterizza l’associazione Alumni, guidata da Michele Lancellotti e che ha come vicepresidente il fisico e professore in Statale Germano Bonomi. Quel sentirsi uniti da un percorso differente ma comune che non si esaurisce con la laurea e che continua a vivere attraverso relazioni e incontri. Anche al di fuori dei confini bresciani.
L’Aquila
Il viaggio in Abruzzo, al quale ha partecipato anche la direttrice generale dell’ateneo Monica Bonfardini, ha permesso infatti di incontrare faccia a faccia i rappresentanti dell'associazione Alumni dell'Università dell'Aquila e della stessa accademia abruzzese, che, caso vuole, è stata statalizzata nel 1982, anno di fondazione dell’UniBs.
«Mi auguro che da occasioni come questa possa nascere una collaborazione fattiva tra le diverse associazioni Alumni d'Italia – l’auspicio di Lancellotti –, capace di valorizzare le esperienze di ciascuna realtà, favorire lo scambio di idee e costruire nuove opportunità comuni».

Nel capoluogo abruzzese – tra le altre cose Capitale italiana della Cultura 2026 – centrale è stato anche il dialogo col tragico passato, quello del terremoto del 6 aprile 2009 che ha distrutto la città e i suoi dintorni, che si riversa però nel presente, nel segno della ricostruzione e della collaborazione tra mondo privato e pubblico.
Stellantis e Sapienza
Ma i due intensi giorni dei circa 40 Alumni bresciani li hanno visti entrare in contatto anche con altre realtà, industriali e formative, a partire dallo stabilimento Stellantis di Atessa (presente anche il presidente del Cluster lombardo della mobilità Saverio Gaboardi), il più grande polo produttivo europeo dedicato ai veicoli commerciali e per lo svago (camper): dalle linee dell'impianto in provincia di Chieti, escono infatti mezzi come il Fiat Ducato, il Peugeot Boxer e il Citroën Jumper, e rappresenta uno dei principali punti di riferimento industriali dell'Abruzzo. (vale il 17% dell’intero Pil regionale) con circa 5.000 persone occupate.
A completare il percorso anche una tappa romana, con la visita all'università La Sapienza accompagnati dalla delegata del rettore bresciano Silvia Giliani. Nell’ateneo della Capitale opera «NoiSapienza», l'associazione degli ex studenti che ha nientedimeno che il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel ruolo di presidente onorario.
E dalla ricerca scientifica nelle profondità del Gran Sasso alle linee produttive di Atessa, passando per le università de L’Aquila e di Roma, ancora una volta gli Alumni hanno portato in giro per l’Italia un pezzo di Brescia, lasciandone tracce al loro passaggio e portandosi indietro qualcosa a loro volta. Dare e avere, raccogliere e seminare: in fondo un viaggio non è altro che questo.




