La vendemmia e le riflessioni dell'altra metà del vino

Anche il nostro Giornale di Brescia ricordava, pochi giorni fa, che agosto, nel Bresciano, è tempo di vendemmia. Un articolo, ripreso in prima pagina, che due giovani donne commentavano in un locale fronte lago di Garda. È stato un piacere ascoltare «l'altra metà del vino», ricordando il sottotitolo del libro scritto alcuni anni fa da una collega giornalista. Pagine intense e scorrevoli, che proponevano un agile e piacevole affresco del mondo femminile e del suo rapporto con il vino.
Una certificazione, per certi versi, di quanto sta accadendo ormai da alcuni anni. Donne sempre più emancipate anche all'interno del perimetro enologico. E quando se ne intendono, se ne intendono davvero, molto più di certi maschietti timidi ed impauriti, che di fronte ad una carta dei vini, in più d'una circostanza, propendono con finta fiducia nel ristoratore, per il vino della casa, o passano volentieri la mano. Il fluido confronto sui temi enologici delle due signore gardesane confermava l'acclarata preparazione in materia del gentil sesso, capace di riflessioni, tutt'altro che peregrine. Utili, anche, ai produttori, agli addetti ai lavori. A chi il vino lo produce, lo vende, lo racconta, con capacità e passione diverse.
Parliamo, ad esempio, all'analisi delle modalità di presentazione dei tanti vini amati, apprezzati e degustati. Conversando con le donne enoicamente competenti si percepisce la voglia d'abbandonare gli schemi triti e ritriti, i tecnicismi esasperati. Traspare l'esortazione ad abbandonare le descrizioni didascaliche ed esasperatamente pedagogiche, per abbracciare con soddisfazione gli aspetti emozionali e più veri. Quelli percepiti e ricordati. Le donne, prima e più degli uomini, hanno inteso che non sono i quintali per ettaro, il numero di piante per filare, i mesi d'invecchiamento, che debbono essere spiegati con puntigliosa e rigorosa precisione. Sono aspetti indubbiamente rilevanti, ma che attengono alla sfera produttiva. Nell'altra sfera, quella della promozione, legata alle modalità con cui il vino si desidera, sogna, consuma, apprezza, altri sono gli immateriali strumenti da utilizzare per coinvolgere e per convincere.
Le bottiglie divengono, allora, qualcosa in più di semplici etichette, e possono essere utilizzate da ognuno di noi per compilare un'ipotetica e personalissima carta dei vini. Quell'intrigante Franciacorta millesimato ci ricorderà la prima volta con la donna del cuore. Il complesso Pinot nero sarà perpetuamente legato alla cena per festeggiare un indimenticabile traguardo professionale.
Così la vita diviene un vigneto, ricordandoci che ogni vendemmia non sapremo mai come sarà, ma noi dobbiamo sempre fare del nostro meglio perché sia ottima. E i ricordi diverranno emozioni e sfumature di dettagli, non dati tecnici, che ancora in troppi considerano dei totem da adorare. Dimostrando di non conoscere e non comprendere le dinamiche di un mondo affascinante e dinamico. Sempre più giovane e sempre più attento alla reale consistenza di quanto è versato nei Calici. Sempre più rappresentato dall'altra metà del vino. Una metà colta, esigente e sensibile. C'è un grande spazio, insomma, per comunicare in modo nuovo ed efficace il lungo e paziente lavoro in vigna e in cantina. Buona vendemmia!
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