Tra storia e tradizione, com’è cambiato l’Ateneo di Salò

Si tratta della più antica istituzione culturale del Garda e una delle più longeve nel nord Italia
Salò -  © www.giornaledibrescia.it
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Raggiungo Salò e prima di respirare la rilassante atmosfera dell'ampio lungolago, noto il Palazzo delle Cultura sorto dalla rigenerazione di quel che fu il locale Palazzo di Giustizia e realizzo che in quegli spazi trova sede anche l'Ateneo di Salò onlus, la più antica istituzione culturale del Garda e una delle più longeve del nord Italia. Lo presiede Andrea Crescini, affiancato dal vicepresidente Roberto Zanini, dala segretaria Michela Valotti e dalla tesoriera Barbara Botti, oltre che dai consiglieri Fabrizio Galvagni e Massimo Tedeschi, e dal responsabile della biblioteca e degli archivi, Maurizio Tira.

Tra le iniziative più recenti alle quali ha contribuito il sodalizio culturale salodiano c'è il convegno «Le Ville Romane del Lago di Garda», organizzato dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia in collaborazione con il Comune di Salò, gli Atenei di Brescia e Salò e l’Associazione storico-archeologica della Riviera del Garda, che ha visto fior di esperti della materia confrontarsi venerdì 17 ottobre, e il giorno seguente visitare la Villa Romana di Desenzano del Garda e le Grotte di Catullo di Sirmione.

Fondato il 25 dicembre 1810, l'Ateneo è l'erede diretto dell'Accademia degli Unanimi, nata a Salò nel 1564 per iniziativa del poeta Giuseppe Milio Voltolina e di oltre centocinquanta giovani studiosi. Sin dalle origini si distinse per austerità, rigore e passione per la cultura, con un regolamento che univa devozione religiosa e spirito di ricerca. Il suo emblema, uno sciame d'api attorno a un alveare con il motto virgiliano idem ardor, simboleggiava l'operosità e l'unità degli intenti.

Nel corso dei secoli, l'Accademia seppe resistere a pestilenze, guerre e crisi economiche. Dopo le devastazioni del Seicento e le invasioni straniere, tornò a nuova vita nel Settecento grazie a figure come don Andrea Conter e all'appoggio del conte Carlo Bettoni di Bogliaco, che favorì la fusione con la più recente Accademia dei «Discordi», dando origine all'«Unanime Agraria».

Le ricerche si estesero allora ai campi dell'agricoltura e della viticoltura, con il sostegno della Repubblica di Venezia. Con la caduta della Serenissima e l'avvento napoleonico, nel 1811 l'antica Accademia mutò nome in Ateneo di Salò, mantenendo però intatti spirito, statuti e simboli originari. Da allora, l'ente si è fatto promotore della cultura e della formazione in tutto il territorio benacense, ampliando le proprie attività educative nell'Ottocento e nel Novecento.

Il patrimonio dell'Ateneo comprende oggi oltre 25.000 volumi, tra cui cinquecentine, incunaboli e manoscritti rari, come il Dialogo della peste del 1580 del frate Paolo Ballintani. Tra i suoi soci si annoverano figure di rilievo come Giuseppe Brunati, amico di Antonio Rosmini, e Gabriele d'Annunzio, che ne fu membro onorario.

Divenuto Ente morale nel 1936, e successivamente onlus, l'Ateneo di Salò continua a rappresentare il cuore pulsante della cultura gardesana. Il suo territorio di riferimento abbraccia oggi il Garda occidentale e la Valle Sabbia, e le sue attività spaziano dall'organizzazione di eventi e conferenze alla pubblicazione del periodico Le Memorie, ponte tra eredità storica e ricerca contemporanea.

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