Strada facendo

Terreni agricoli tra coltivazioni e produzione di energia

Una considerazione circa l’opportunità di snaturare il rilevante ruolo sociale ed economico delle produzioni agricole
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

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Pannelli fotovoltaici - © www.giornaledibrescia.it
Pannelli fotovoltaici - © www.giornaledibrescia.it

Percorrendo le strade della nostra provincia e osservando la molteplicità di territori e ambienti che la compongono, spiccano qua e là installazioni di pannelli solari su terreni potenzialmente coltivabili. Presenze che lasciano perplessi. E che inducono a una più generale riflessione su biomasse, biogas, biodiesel e, appunto, pannelli solari coltivati su superficie sempre più estese dei nostri territori agricoli.

Quel che alcuni anni fa poteva apparire solo un’ipotesi da film proiettato nel futuro, più o meno inquietante, oggi è una diffusa realtà. Gli esosi prezzi dei combustibili di origine fossile, figli anche della dipendenza da paesi produttori sempre più instabili politicamente, la speculazione sulle materie prime e sulla stessa energia, hanno largamente contribuito a tale situazione. Una spinta intrinseca al nuovo sviluppo delle bioenergie deriva anche dalla strada dell’autoconsumo, ad iniziare dalle biomasse.

E su tale versante nulla da dire, si tratta di una strada virtuosa, per le imprese agricole e per l’ambiente, senza dubbio da perseguire con convinzione. Serve una riflessione, invece, sulla filiera energetica legata al mondo agricolo, che nasce e cresce con il dichiarato obiettivo di realizzare un business alternativo alla natura stessa dei campi e delle coltivazioni. Superfici non più coltivate con l’intento e la passione per offrire ai consumatori prodotti prelibati, ma intensivamente sfruttate per ottenere produzioni senza arte né parte, destinate a finire nei serbatoi delle auto o in caldaie per alimentare centrali e motori di varia natura. Una considerazione circa l’opportunità di snaturare il rilevante ruolo sociale ed economico delle produzioni agricole s’impone. Senza dimenticare che, sempre più evidente, s’affaccia dirompente l’ipotesi della insufficiente capacità produttiva agricola mondiale per dare concrete risposte alla domanda di cibo degli oltre sette miliardi e ottocento milioni di esseri umani che popolano il pianeta Terra.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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