Strada facendo

Ottavio Rossi, bresciano illustre avvolto dall'oblio

Studioso del Seicento, diede alle stampa Memorie Bresciane e un'opera sui Santi patroni della città
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

Commentatore

Una illustrazione delle «Memorie bresciane»
Una illustrazione delle «Memorie bresciane»

Percorrendo strade e attraversando piazze di città e provincia, capita di imbattersi in targhe, statue o altro che richiami figure di difficile collocazione, per lo più dimenticate. Incontri metaforici che talvolta inducono il vostro cronista ad approfondire, come nel caso del protagonista di questa puntata di Strada facendo. Lasciato il traffico della tangenziale Ovest e di via Oberdan, supero il ponte sul Mella per raggiungere la zona tra Urago Mella e il quartiere Abba. In fregio al Parco «Muro di Berlino» percorro via Ottavio Rossi.

Alzi la mano che conosce questo illustre, quanto dimenticato bresciano. Ci riferiamo a una figura vissuta tra il XVI e il XVII secolo. L'instancabile, compianto monsignor Antonio Fappani, nella sua lodevole «Enciclopedia Bresciana» richiamava quanto rilevato, a proposito del Nostro, da Flaviano Capretti: «In una sua polizza d'estimo del 1627 nella quale si chiama cittadino e abitante in Brescia e non si dice nobile, non dimentica di aggiungere al cognome anche le varianti Rossa o da Rossa: aveva una sorella sposata al nobile Galeazzo Maggi e una seconda “dimessa” (dell'ordine di Sant'Angela Merici). Dalla precitata polizza risulterebbe che possedeva in Brescia una casa in via già Pregnacca ora Tosio, e secondo Monsignor Fè quella ora segnata col n. 24, casa pervenutagli dalla madre».

Chi era

Appassionato studioso, sin dall'adolescenza, apprende il greco e il latino da Prospero Martinengo. In seguito, frequenta l'Università di Padova, laureandosi dottore in filosofia. All'inizio del 1600 trascorre otto anni a Roma, entrando in relazione con figure di primo piano dell'archeologia e l'antiquariato, «maestri», come Roberto Bellarmino e il cardinale Cesare Baroni, che contribuirono ad appassionare profondamente il nostro conterraneo. Tanto che ritornato all'ombra del Cidneo, nel 1616 pubblica «Memorie bresciane» un'illustrazione dei monumenti romani di Brescia. Opera meritoria, pur se criticata da più voci, tra le quali quella del Mommsen, conosciuto per il suo rigore filologico, che non si mostra benevolo, per usare un eufemismo, nei confronti del testo del Rossi.

L'opera di Ottavio Rossi
L'opera di Ottavio Rossi

Di parere diverso Bruno Passamani che, scrive monsignor Fappani, definisce «Memorie Bresciane» così: «L’opera che su tutte si distingue, perché consacrata esclusivamente a far rivivere i secoli di Brescia romana nella sua struttura urbanistica, nei suoi edifici pubblici a carattere sacro e civile, nelle magistrature pubbliche, nei culti, nel costume». Opera che Rossi continuò ad aggiornare con nuove e più ricche schede con il proposito di una seconda edizione come provano le annotazioni del manoscritto giacente presso la Queriniana. Sposato con Vittoria Monselice, di facoltosa famiglia di Maderno, figlia della nobile Paola Avogadro, sorella dei nobili Pietro e Antonio Maria, Ottavio Rossi fu autore anche della «Historia de' gloriosissimi Santi Martiri Faustino et Giovita», nella quale trovano spazio approfondimenti pure di altri Santi di molte famiglie Bresciane. Come dicevamo, a prevalere, da tempo, è l'oblio dello studioso del Seicento.

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