Ca' Rina, pareti che parlano d'arte e di cultura

Mi trovo a Breno, antica orgogliosa capitale della camuna terra, aspirante Capitale italiana della Cultura 2029, per celebrare il 50° anniversario del riconoscimento Unesco – fu il primo in Italia – dell'arte rupestre, valorizzando 10mila anni di storia e cultura. Senza dimenticare l'arte e l'immenso patrimonio ambientale, coinvolgendo in un ampio progetto territoriale 40 comuni.
Proprio pensando all'arte, sono sulle tracce di Araldo Bertolini, figura che intrecciò professione sanitaria e passione culturale. Vorrei capire qualcosa di più del personaggio con radici in Lunigiana, terra toscana della natia Pontremoli, che abbino d'istinto ai testaroli, piatto tipico locale, come lo sono per noi gli straordinari casoncelli camuni. Bertolini passò dai primi ai secondi, divenendo profondamente brenese e camuno.
Passione
Mi rivolgo alla nipote, Evelina, scoprendo che con il marito, Enzo Furloni, sta proiettando nel futuro la passione e l'attività del nonno, odontoiatra per professione e grande appassionato e cultore, nonché collezionista – come il figlio Mario – d'arte, tanto da essere nominato ispettore onorario della Soprintendenza per la Vallecamonica. La professionista, lei pure odontoiatra, insieme al consorte Enzo, hanno restaurato la casa d'inizio Novecento che appartenne all'avo, recuperando con rigore spazi e opere d'arte, quadri, elementi d'arredo e d'illuminazione. Per non parlare dei molti libri e dei documenti, nonché delle fotografie, che testimoniano l'amicizia e gli scambi epistolari di Araldo con artisti e uomini di cultura del secolo scorso, tra i quali Enrico Baj, eclettica figura d'artista.

È così nata Ca' Rina, struttura vocata all'ospitalità all'insegna dell'eleganza e di un'offerta, riassumibile con la definizione di Boutique Guesthouse, piuttosto rara, forse unica nel panorama delle valli bresciane e Non da solo. Il tutto nel massimo rispetto dei materiali e dello stile originari, ad iniziare dalle scale in tonalite, pietra granitica estratta dall'Adamello, alle porte originali degli anni Venti.
Pezzi originali
Fra il resto colpisce, come accennavamo, la collezione di ventinove pezzi originali di design italiano metà secolo. «Abbiamo scelto – dice Evelina Bertolini – di farli vivere in modo dinamico, in una casa dove si dorme, si fa colazione, si legge alla sera, e dove ogni lampada, ogni seduta, ogni oggetto ha un nome e una storia».
Così, all'interno si possono ammirare i modelli di Gino Sarfatti per Arteluce: le 2042/6 nell'ingresso con i sei globi bianchi a grappolo, le 2042/3 sulla scala, le SP14 cilindriche nelle camere, o il Taraxacum 88 di Achille Castiglioni per Flos. Lo stesso dicasi per due esemplari disegnati da Vico Magistretti per Oluce. Un salone utilizzabile per eventi, spazi per la sauna, una terrazza accompagnano l'elegante offerta ospitale delle cinque camere riconoscibili ognuna per un colore che esprime la personalità dell'ambiente.

L'arte e la cultura si respirano, insieme all'attenzione per i prodotti del territorio. Il Genius loci non mente, la presenza di una figura ispiratrice quale fu quella di Araldo Bertolini, anima ispiratrice anche del progetto editoriale «Arte in Valle Camonica», dopo la sua dipartita rimasto incompiuto, si percepisce appieno. Una risorsa in più per la Valle dei Segni, confidiamo prossima Capitale italiana della Cultura, terra ricca assai più di quanto si possa immaginare di testimonianze artistiche, insieme a un ambiente di grande Fascino.
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