Storie

Cos’è l’Unsent Project, il maxi archivio dei messaggi mai spediti

Nato nel 2015 su iniziativa dell’artista Rora Blue, la piattaforma consente agli utenti di pubblicare in forma anonima parole che, per varie ragioni, non possono essere inviate ai veri destinatari
Alessia Tagliabue
Dal sito di «The Unsent Project»
Dal sito di «The Unsent Project»

Esistono, nella vita di ognuno, dei messaggi in sospeso. Parole che forse è troppo tardi mandare al loro destinatario, ma che dimenticare è impossibile. Ecco allora che anche solo pronunciarle o scriverle diventa catartico: lo si può fare su un pezzo di carta, o si può scegliere di affidarle al web tramite l’Unsent Project.

Il progetto

Nato nel 2015 su idea dell’artista Rora Blue, l’Unsent Project (letteralmente, il progetto non spedito), è un’interfaccia online che permette agli utenti di pubblicare un breve messaggio in forma completamente anonima. La piattaforma concede un solo post ogni 24 ore: inserito il nome del destinatario e il testo, obbligatoriamente sotto i 100 caratteri, chi scrive può scegliere, da una tavolozza di 32 gradazioni diverse, il colore prescelto per il messaggio. Nell’idea dell’artista, «quello che associate alla persona alla quale sentite l’esigenza di scrivere».

Alcuni esempi di messaggi caricati sulla piattaforma
Alcuni esempi di messaggi caricati sulla piattaforma

Un maxi archivio

Il risultato è un archivio di oltre 5 milioni di messaggi, accumulati in undici anni da utenti di tutto il mondo: le iniziali intenzioni di Rora Blue erano quelle di raccogliere parole rivolte ai primi amori, ma il termine è stato ampiamente interpretato. Ecco quindi messaggi sì ad amanti, ex partner e coniugi, ma anche a migliori amici, sorelle, fratelli, genitori e addirittura animali domestici, in un arcobaleno emotivo che chi visita l’archivio può esplorare procedendo per colori o cercando un nome specifico.

Emozioni

Un caleidoscopio di emozioni: dichiarazioni d’amore, rimpianti, ricordi affettuosi, considerazioni malinconiche o brevi – e strazianti – messaggi d’addio. Parole senza volto, che diventano però non solo un’occasione di sfogo attivo, ma anche una lettura magnetica per gli utenti. Cercando il proprio nome è possibile immaginare chi ci avrebbe potuto rivolgere quelle parole, in un esercizio malinconico che ha il potere di consolare e di straziare allo stesso tempo. Da voyeurismo a terapia, in un progetto artistico che alterna alla semplicità dell’interfaccia la profondità umana coinvolta. Lingue diverse, utenti da tutto il mondo, ma una domanda che, alla fine, è per tutti la stessa. «Se questo messaggio lo avessi mandato davvero, che cosa sarebbe cambiato?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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