Regia: German Kral
Con: Juan Carlos Copes, María Nieves Rego, Johana Copes, Alejandra Gutty, Juan Malizia, Pancho Martínez Pey, Pablo Veron
Genere: documentario
Distribuzione: Wanted cinema

Soddisferà sia gli amanti di tango, la danza sensuale ed elegante venuta dall’Argentina (e in misura minore dall’Uruguay, sia chi predilige le storie vere e magarti anche un po’ di gossip questo documentario di German Kral prodotto da Wim Wenders che è insieme storia di come tale ballo sia diventato un fenomeno mondiale e celebrazione della coppia di tangueros Juan Carlos Copes e María Nieves Rego, coppia faro del genere attraverso i decenni che qualcuno ha definito “il Fred e Ginger del tango argentino”. Due vite, due opposte individualità compatibili e inconciliabili ma irriducibilmente avvinte in quella danza una danza di sentimenti, fatta di emozioni, abbracci, sospensioni di peso, slanci, abbandoni, passionalità e improvvisazione. Il film-documentario, che combina finzione e frammenti di realtà, è uscito senza troppa fortuna un anno fa nelle sale italiane ora è approdato in videoteca ad opera di Wanted cinema in un dvd di buona fattura anche se privo di extra. María Nieves (1934) e Juan Carlos Copes (1931), avevano cominciato a ballare negli Anni 40, poco più che bambini, si sono incontrati a 17 anni in una milonga di Buenos Aires, epoca in cui i giovani avevano poco e il ballo era il “divertimento dei poveri” danzato in locali fatiscenti, e abbracciati nel tango hanno calcato insieme per oltre trent’anni i palcoscenici più prestigiosi del mondo, i primi a far conoscere il tango al grande pubblico e a farlo “uscire” da Buenos Aires. per sempre. È stato quando, all'inizio degli Anni 50, quando Juan ha immaginato di poter trasformare il ballo tipico del suo Paese in un fenomeno internazionale, prendendo spunto dall'influenza che il jazz ha avuto negli Stati Uniti, rendendo vero questo sogno insieme alla sua partner di danza Maria nell'acclamato show di Broadway Tango Argentino e altri spettacoli che gli hanno conferito quella “dignità da palcoscenico” che non possedeva ancora.

Non importa che oggi Maria, dalla cui parte il film è un po’ sbilanciato, e Carlos che non si vedano e nemmeno si parlino più: quello che Kral vuole mostrare nelle interviste che si alternano, nelle immagini d’epoca, nelle suggestive coreografie ricostruite e nelle discussioni sulla messa in scena è storia di una danza che è anche cerimonia che unisce malinconia, nostalgia, sensualità, passione, rabbia, e insieme una storia d’amore quali metafore della vita e delle sue imprevedibili e infinite combinazioni. Orfana di padre e indigente, Maria bambina ha imparato il tango danzando con un manico di scopa e le note suonate alla radio e nel 1947, costretta ad accompagnare la sorella maggiore in una milonga, ha incontrato Carlos, ancora un principiante impacciato, ma notandolo subito. Ci è però voluto un anno prima che i due si siano ritrovati per caso e si siano lanciati insieme in un tango scoprendo la loro sintonia perfetta. Da quel momento si innamorano, si scontrano, si lasciano, si feriscono, si rincorrono e si ritrovano proprio come nella loro danza mentre passano dall'Argentina di Perón, dittatura militare compresa, all’America di Reagan senza poter fare a meno l'uno dell'altra, non trovando nessuno con cui rimpiazzare il partner. "Se con le altre danzo", afferma Carlos, "con lei posso brillare". Un’afinidad che è una trance ipnotica che incanta lo spettatore, ma fino a quando la coppia non regge al tourbillon emozionale e privato: dal matrimonio a Las Vegas (nel 1965) ai tradimenti, dalla “Milonga de la mesa” (il ballo in pochi centimetri su un tavolino che si inventano) ai tour trionfali, i due artisti saranno insieme sul palcoscenico fino al 1997, nella vita separati già da molto tempo prima, continuando però a ballare insieme per anni, senza parlarsi né guardarsi, perché “il tango è più importante”. E quando Carlos si risposa, diventa padre e congeda la partner di una vita, lei precipita nella depressione da cui riemergerà trovando solo più tardi la sua autonomia creativa… A entrambi i ricordi di una carriera straordinaria, il dolore per la frattura e la consapevolezza di aver contribuito in maniera determinante all’ascesa della tipica danza argentina.



