«Titti doma l’Orco». Non è il titolo di una fiaba per bambini, ma la sintesi di una bella storia alpinistica tutta bresciana che si è realizzata pochi giorni fa. «Titti» è il soprannome di Tiziana Cadei, scalatrice di Nigoline di Corte Franca, e l’«Orco» è l’inquietante nomignolo con il quale è anche conosciuto l’Eiger, montagna dell’Oberland bernese che con la sua parete nord rappresenta un vertiginoso abisso di ambizioni e di paure che attira e respinge alpinisti da tutto il mondo.
Amore infinito
Titti vanta un’articolata esperienza di attività sportive in montagna che comprendono l’alpinismo in alta quota, vie di roccia, scialpinismo, e soprattutto molte salite sulle cascate di ghiaccio, un terreno d’azione che definisce oggetto di «un amore infinito».Parte della sua esperienza alpinistica è maturata legandosi alla corda dell’amico Vincenzo Valtulini, un altro poliedrico sportivo bresciano che, oltre ai diversi stili e terreni dell’arrampicata, si dedica anche ad affrontare lunghe salite ciclistiche e impegnative discese di torrentismo.
«Ho estratto l’Eiger dal mio cassetto dei sogni», confida Titti tempo addietro con timore all’amico Vincenzo, e lui non lascia cadere la proposta di ricomporre la cordata per raggiungere assieme un obiettivo molto ambizioso. Serve quindi metterci la testa, trovare lo spazio per raggiungere un allenamento adeguato, non lasciare niente al caso.

La preparazione
«In primavera mi sono preparata con dedizione – racconta Titti –. Ho scalato nella palestra del Bus del Quai a Iseo e sulle Dolomiti di Brenta. Per un livello aerobico adeguato sono salita più volte sulla Corna Trentapassi dal percorso vertical che parte da Vello di Marone, e ho fatto lunghe uscite di scialpinismo».
Alla fine di aprile si presenta la necessaria prolungata finestra di bel tempo, i due amici si telefonano subito, riescono a fare spazio tra i rispettivi impegni e si dirigono convinti ad affrontare l’Eiger. Una guida alpina svizzera incontrata alla base della parete dove si fermano a bivaccare comunica loro che le condizioni della Nordwand non sono ideali per una progressione veloce con le piccozze, e che servirà trascorrere un bivacco. La mattina successiva presto si parte comunque decisi. «Ho avvertito un desiderio più interiore che fisico» è il sentimento che la scalatrice bresciana descrive essersi generato in lei pensando a quest’avventura.
Vincenzo racconta dei molti tiri di corda affrontati con delicatezza lungo le mitiche sezioni della parete scalate anche dai sei membri della cordata di cui fece parte Franco Solina che realizzarono la prima salita italiana nel 1962, ai quali Tiziana dedica un pensiero ammirato.
I due allestiscono un comodo bivacco nei terrazzamenti scavati nella neve della rampa a circa due terzi della parete. Sarà una notte di luna e di stelle alla quale faranno seguito il giorno dopo la traversata degli Dei, il Ragno bianco, le fessure terminali e l’agognata cima, e una discesa finalmente priva di tensione. Si rientra felici in Franciacorta. Bollicine per Titti!



